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sabato 30 aprile 2011

Sulla materassina.

MILANIMAL cresce a vista d'occhio e da un gruppo sparuto di impavidi milanesi è diventata in pochi anni una famiglia caleidoscopica di buoni lottatori e persone per bene.
La materassina è lo spazio che tutti condividono durante le lezioni e gli allenamenti quotidiani.
Non basta l'educazione per convivere nel dojo.
Servono anche il rispetto vero per la gerarchia e lo spirito di abnegazione.
Solo in questo modo il tatami diventa la casa di tutti.
SULLA MATERASSINA - Regole di Condotta per lo Studente durante la Pratica

mercoledì 13 aprile 2011

Campioni di niente.

Gracie Magazine - Agosto, 1999
Mi chiamo Rodrigo Leite Medeiros ma tutti mi chiamano "Comprido". Sono nato a Rio de Janeiro l'11 gennaio del 1977. Ho iniziato a fare jiu-jitsu nel 1992. Ero poco più di un ragazzo. Non ho mai smesso o fatto un solo passo indietro. In pochi anni mi sono guadagnato la cintura nera e lo scorso anno, alla prima occasione, ho scelto di continuare a battermi coi migliori al Mundial. Ho perso con Paulao alla seconda lotta. Dieci minuti sotto. In mezza guardia. Senza poter fare nulla. Sono uscito di lì che se avessi potuto avrei ucciso un leone a mani nude. Ho fatto di tutto per lottare di nuovo all'assoluto e, alla fine, per l'Alliance, siamo stati scelti io e Cláudio Moreno. Ho lottato con Renato Ferro, che già mi aveva battuto una volta in passato, e subito dopo mi sono scontrato con Zé Mario. In finale mi sono ritrovato davanti Roleta della Gracie Barra. Abbiamo chiamato la guardia insieme, mi sono subito rialzato e sono passato in vantaggio. In pochi secondi ho realizzato che avrei potuto buttarmi su quel piede e finirlo con un'americana. L'ho fatto e sono andato a prendermi la medaglia che avevo sognato per tutti questi anni.
Oggi, sabato 29 luglio del 2000, sto per salire ancora una volta sullo stesso tatami. Ogni volta sembra sempre più difficile. Sono nell'area di riscaldamento. Manca poco alla battaglia. Nino Schembri, uno dei lottatori più forti che abbia mai visto calcare la materassina del Tijuca Tênis Clube, è il mio prossimo ostacolo.
All'improvviso lo stadio intero si ammutolisce e, nonostante la tensione, allungo il collo e cerco di guardare meglio. Sullo stesso quadrato dove di lì a poco dovrò lottare c'è un ragazzo steso a terra, circondato dai paramedici che cercano in tutti i modi di rianimarlo. Da lontano mi sembra Erik Wanderlei, una cintura marrone di Belo Horizonte, con cui avevo fatto amicizia in tutti questi anni di jiu-jitsu. Mi avvicino preoccupato. E' uno sconosciuto. fermo. Immobile. Steso a terra senza vita. Faccio di tutto per aprire un varco verso l'uscita. Le telecamere di SporTV sono accese e puntano dritte verso la faccia bianca come quella di un fantasma del ragazzo svenuto. Ne prendo a calci una e, alla fine, riesco a farlo caricare sull'ambulanza. Rientro nello stadio. Stanco. Sudato. Sfinito. E sento solo gracchiare l'altoparlante: "Ringue 1, Antonio Schembri e Rodrigo Medeiros!".
Pochi minuti dopo l'incidente - Rio de Janeiro, 29 luglio 2000
Ho conosciuto Comprido nel mio secondo viaggio in Brasile nel 2002. Un lottatore formidabile. Come direbbe lui stesso "non un fenomeno, ma uno che ha battuto lottatori fenomenali". In quell'anno, nel 2000, si è guadagnato, battendo in finale Margarida, la sua seconda medaglia d'oro al Mundial nella categoria Assoluto. Era solo al suo secondo anno nelle cinture nere.
Il ragazzo che ha provato a soccorrere sul tatami si chiamava Jean Mendonça de Mesquita. E' morto in mezzo a più di 5000 persone come un cane. Steso a terra da un infarto dovuto all'abuso di sostanze dopanti. I genitori fecero quasi quattro giorni di pullman da Fortaleza fino a Rio de Janeiro per venirselo a riprendere morto.
In quell'ultimo fine settimana di luglio del 2000 al 451 di Rua Conde de Bonfim si sono dati appuntamento i migliori di tutti i tempi: Nino, Margarida, Shaolin, Leozinho, Leo Santos, Feitosa, Tererê, Zé Mario Esfiha, Café, Cachorrinho, Leo Leite, Gurgel, Arona, BJ Penn, Soca, Frédson Alves, Édson Diniz, Omar Salum, Robson Moura, Roleta, Parrumpinha e tantissimi altri.
Alcuni di loro hanno vinto, altri no. Resta il fatto che quello che ho scritto sopra, parlando con la voce di Comprido, è successo per davvero. Nino e Comprido hanno lottato come due tigri in un buco quel giorno (VIDEO - Comprido vs Nino Schembri @ Mundial 2000) e Jean è morto sul serio (Veja 9/8/2000 - Ed. 1661). Non per caso e nemmeno per finta. Davvero. Il settimanale brasiliano Veja chiude l'articolo sulla morte del giovane così:
Tudo indica que Jean Mendonça de Mesquita tenha caído na tentação de vitaminar seu corpo com remédios veterinários. De acordo com a investigação policial em andamento, atletas inscritos no campeonato mundial relataram que ele injetou Potenay minutos antes da luta fatídica. O laudo médico preliminar confirma que "informações colhidas no local davam conta de que ele teria usado a substância". Um fator que pode ter contribuído para o desfecho trágico foi a predisposição da vítima a doenças cardíacas. O pai de Jean implantou cinco pontes de safena no ano passado. O lutador cursava o último ano de administração de empresas, era casado com Camila, de 20 anos, e tinha um filho, Gabriel, de apenas 11 meses. Pensava em parar de competir e abrir uma academia em Fortaleza, onde morava. O sucesso no campeonato em que morreu era parte fundamental de seu plano, já que seria promovido a faixa preta, graduação mais alta do jiu-jítsu. Nos quinze dias antes da luta fatal, obedecia a uma rigorosa rotina de oito horas diárias de treinamento. "Ele estava muito forte", afirma o treinador Giancarlo Vidal. Os resultados definitivos dos exames realizados no corpo de Jean, que serão concluídos nos próximos trinta dias, devem confirmar se a potência muscular foi obtida à custa de doses para cavalo."
Comprido, in questi ultimi giorni, ha condannato il fenomeno del doping nel jiu-jitsu con una bellissima lettera (Testo - Tatame 8/4/2011) che credo tutti gli appassionati veri abbiano letto con piacere. Credo sia inutile aggiungerla in coda a quest'articolo ma invito comunque chi ancora non l'ha fatto a leggerla con attenzione.
Il mio parere personale a riguardo è molto semplice. Io ho scelto di vivere una vita sana, di riposare quanto basta, di mangiare bene e lasciar perdere le schifezze, di allenarmi, come alle volte è stato, fino allo sfinimento, ma soprattutto di essere una persona per bene, un uomo onesto. Non mi interessa molto delle scelte degli altri. Credo che i conti, alla fine, non si facciano sulla materassina davanti a un pubblico in delirio che applaude la tua vittoria ma a casa. Allo specchio o davanti alle persone che ami. Tua moglie. I tuoi figli. I tuoi amici. La tua famiglia. A te stesso come a loro non puoi mentire. Non puoi guardarti negli occhi e dire finalmente: "Ce l'ho fatta!", quando sai che, contando solo sulle tue forze, non saresti arrivato da nessuna parte.
P.S.: il titolo l'ho preso in prestito da un bellissimo libro di Marco Gregoretti, "Campioni di niente. Miti in provetta." Da leggere assolutamente!

domenica 3 aprile 2011

GracieMag 2010 Awards

Anche quest'anno GracieMag, il mensile dell'onnipresente Carlos Gracie Jr, - ormai a capo del franchising più vasto della storia del jiu-jitsu moderno, Gracie Barra, presidente dell'inossidale monopolio dell'IBJJF e editore, appunto, della rivista di settore più venduta al mondo - ha consegnato gli oscar del jiu-jitsu. Miglior incontro dell'anno, miglior MMA fighter, etc etc sono solo alcune delle categorie. Qui di seguito lascio per intero i risultati del sondaggio, qualche commento e dei link sicuramente utili ai più curiosi.
Best 2010 Jiu-Jitsu Competitor: Roger Gracie
Basta spulciare la pagina di Roger su Wikipedia per capire che si è al cospetto di un record unico. E' andato a segno tre volte sulle ultime otto finali mondiali dell'assoluto. Un primato inavvicinabile. Il più titolato dei gladiatori della famiglia Gracie è ormai di stanza da anni in Inghilterra con i compagni d'allenamento Lagarto e Braulio. RogerGracie.com è la sua pagina ufficiale in rete e questo, secondo me, è il suo miglior highlight: Roger Gracie HL, tratto dal bellissimo canale dedicato al jiu-jitsu di Max De Michelis!!
Best MMA Fighter: José Aldo
Nato a Manaus poco più di una ventina di anni fa, il caboclo José Aldo si trasferisce a Rio per dedicarsi a tempo pieno al jiu-jitsu dopo essere passato per i campetti di periferia della capitale amazonense giocando a calcio e per le strade della sua città facendo capoeira. Oggi secondo Sherdog uno dei migliori pound-for-pound. Nel 2004 batte per ben due volte la leggenda del jiu-jitsu, Rubens "Cobrinha", e a Salvador vince la medaglia d'oro alla Coppa del Mondo contro Daniel Pires (VIDEO). Della rivista FIGHT! la migliore intervista al campione brasiliano (VIDEO).
Female Standout: Gabrielle Garcia
1,87cm per 107kg non sono di certo misure da passerella!! La campionessa gaucha, allieva del grande Fabio Gurgel, spopola nella divisione femminile portandosi a casa da diversi anni a questa parte la maggior parte delle medaglie d'oro dei campionati più importanti. Su BJJHeroes si trova una descrizione completa della sua carriera e qualche suo incontro. Curioso invece il video dedicato alle sessioni di preparazione atletica. Di persona è mostruosamente spaventosa per essere una donna!! Posso assicurarlo..
Best Match: Roberto "Cyborg" Abreu vs Antonio Braga Neto
Non c'è nulla da dire se non stu-pen-do!! Il video dell'incontro è da vedere tutto..
Most Consistent Athlete: Michael Langhi
Uno dei miei lottatori preferiti. Una guardia aperta, con quella di Romulo Barral e Cobrinha, tra le più efficaci del circuito dei lottatori di jiu-jitsu di tutti i tempi. Qui un'intervista fatta alla vigilia del Mundial 2010 dove vinse l'oro su Celsinho Vinicius e qui, invece, il video della finale con Durinho dell'anno prima. Da tenere d'occhio anche il fratello, Michel..
Best Non-Black Belt Competitor: Marcus Buchecha
Giovanissimo talento della CheckMat. A soli ventun'anni ha già raccolto 4 medaglie d'oro al Mundial e altrettante al Mundial No Gi!! Ha un curriculum che farebbe impallidire chiunque. Alcuni lo indicano come il futuro Roger Gracie. Su BJJHeroes un po' della sua storia.

domenica 20 marzo 2011

Shopping urbano MILANIMAL.

Acquisti utili - in ordine sparso - per il lottatore urbano MILANIMAL e non:
  1. Uno zaino capiente e facile da maneggiare. Utile da portarsi appresso in città tanto quanto per viaggiare verso il campionato, ovunque si trovi. Capace di contenere tutto il necessario ma mai ingombrante. Tra i migliori sicuramente c'è l'Ivan Rolltop Pack di Chrome Bags. Completamente impermeabile. Spazio per un laptop fino a 17". Pieno di tasche esterne.
  2. Uno strumento per telefonare, ascoltare musica, giocare e connettersi ovunque. Forse l'Iphone si è accaparrato da tempo il monopolio mondiale. Non spendo altre parole se non di cercare qualche applicazione utile prima di mettersi in viaggio.
  3. Una buona macchina fotografica capace di immortalare il tour eterno del lottatore itinerante. Le mie preferite ora come ora sono Sigma DP2s e Nikon P7000. C'è da spendere qualcosina ma il risultato è garantito. Ottimi strumenti.
  4. Uno snack da tenere sempre con sè. Io personalmente adoro la frutta secca e ne tengo sempre con me. Il mango della Noberasco si trova in pratica dappertutto. Una buona mela. Odio le banane per i miei tour quotidiani. Si spappolano dentro lo zaino senza dare possibilità di scampo. Non amo molto barrette e affini. Da bere, su tutto, l'acqua. Sempre con me.
  5. Uno shampoo-disinfettante-sapone-detergente tutto in uno. Cross-Terrain All-In-One Refuelling Wash. Un prodotto unico con cui lavarsi tutto. Piedi, mani, capelli, faccia, etc etc.. Totalmente biodegradabile. Solo da Kiehl's.
  6. Un'asciugatrice moderna può far scordare di dover avere kimoni stesi per casa ad asciugare 12 mesi all'anno. Tra i modelli a espulsione e quelli a condensazione sicuramente i secondi sono i migliori. Prima di arrivare alla cassa leggete con attenzione l'etichetta energetica applicata sull'asciugatrice. Andate su MigliorScelta.it per avere comunque le idee più chiare.
  7. Istituto Brasile Italia. Dove trovare di tutto su cinema, musica e cultura brasiliana a Milano.
  8. Un buon libro. Ma per questo rimando ad uno dei prossimi articoli.
  9. Un outfit adeguato. Pronto a rispondere a tono alle bizze del clima. Sicuramente Patagonia, Rapha e Haglöfs le mie scelte.
  10. La bici pieghevole credo sia il mezzo più efficiente di trasporto urbano. Si porta dappertutto e si carica facilmente sui mezzi pubblici. Le mie preferenze cadono su tre modelli Dahon, azienda californiana specializzata nel settore delle biciclette facilmente trasportabili/occultabili: Mu Uno, Vector x27h e Smooth Hound.

domenica 6 marzo 2011

Lezioni: Privata vs Collettiva.

E' domenica mattina. Mi alzo e, dopo un paio di minuti che brancolo nel buio della stanza da letto, decido che il posto giusto per le mie prossime due ore sarà il divano in soggiorno. Faccio il punto della situazione e in un istante tutto quello che mi serve è a portata di mano. Tazza di caffè bollente, portatile e un paio di libri.
Inizio a spulciare pagine a caso - Corriere.it, ft.com, interieurs.fr, smashingmagazine.com - tra i "preferiti" e, senza sapere come, finisco su lloydirvin.com. Il sito è graficamente scarno e ridondante di informazioni ma un particolare cattura quasi istantaneamente la mia attenzione.
"1500$/hour"
Questo è il costo di una lezione privata con Mr Irvin in persona. Ovviamente da prenotare con almeno un mese d'anticipo. Bevo un altro sorso di caffè, metto a fuoco di nuovo la pagina e cerco di capirci qualcosa di più ma senza arrivare a capo di nulla. Mi accontento di ricordare un detto brasiliano che, più o meno, dice così: "Caro è per chi può, non per chi vuole."
Una pausa per fare il pieno di carboidrati e mi rimetto a scrivere. Questo è quello che è venuto fuori sui benefici delle lezioni collettive:
  • Le lezioni collettive costano molto meno rispetto alle lezioni private. La sede centrale di MILANIMAL conta in media tre ore di jiu-jitsu al giorno ad un costo accessibile a chiunque. Lezioni all'ora di pranzo e alla sera. Dal lunedì al sabato. Per tutti.
  • E' fondamentale, nella formazione di una "cintura bianca", che questi si abitui a lottare fin da subito con chiunque e in una classe collettiva è facile incontrare compagni d'allenamento di ogni genere. Più leggeri. Più pesanti. Esperti o meno.
  • Solo partecipando alle lezioni collettive con assiduità si entra a far parte di una squadra, una famiglia, un'accademia di jiu-jitsu.
E questo invece sui benefici delle lezioni private:
  • Un concentrato di tecnica su misura e una pianificazione lineare dell'apprendimento sono gli innegabili pregi di una buona lezione privata. 
  • Sicuramente per chi fa del jiu-jitsu una passione da coltivare nei ritagli di tempo di una vita frenetica, scegliere di allenarsi in orari meno convenzionali può essere una necessità più che una scelta. La lezione privata diventa quindi l'unica risposta possibile.

domenica 20 febbraio 2011

Pilsner a colazione.

Lascio Milano avvolta dal primo tepore primaverile e in poco più di un paio d'ore mi ritrovo al centro di una spedizione nell'Artico. Freddo pungente. La Polonia mi da il benvenuto con una sostanziosa bufera di neve. All'aeroporto mi accoglie la solita frotta di tassisti abusivi che mi offrono la certezza di un trasferimento sicuro in cambio di qualche złoty polacco in più. Non si sa come ma arrivo all'Ibis Centrum sano e salvo. Abbandonare l'impianto di riscaldamento del mini van è una tortura. Mi guardo intorno e vedo che la truppa risponde ai comandi. In pochi minuti siamo tutti operativi al banco della reception. Ci accoglie una sorta di Heidi - quella del romanzo di Johanna Spyri - bionda vestita da hostess. Al peso avrebbe fatto oscillare l'ago tra i settanta e i settantacinque chili. Patteggiare per una stanza con tre letti sembra un'impresa ma, alla fine di una trattativa durata mezz'ora, riesco a farmi dare una branda che avrebbe fatto schifo anche a un prigioniero di Guantánamo. La mia stanza in meno di due ore si trasforma nel suk di Marrakech. Da un lato la mia cuccia e dall'altro un letto matrimoniale. Ogni superficie piana è rivestita di mutande e calze usate, pc, telecomandi e caricatori vari, kimono, libri e qualche resto di cibo ancora commestibile.
Dopo un pisolino ristoratore di un paio d'ore mi ritrovo seduto al tavolo per cena in uno di quei locali tipicamente polacchi - lascio al lettore la libertà di interpretare quel "tipicamente polacchi" - con Davide, Nicola, Daniele e Luc. Würstel, crauti, stinco di maiale, patate, bietole e litri di birra sono tutto quello che ha da offrire la locanda.
Mi sveglio il sabato alle otto del mattino. Non mangio nulla perchè il mio stomaco sta ancora finendo di lavorare sulla cena della sera prima. Fuori sembra che faccia meno freddo del giorno prima. Un raggio di sole scalda la stanza invasa di fumi tossici dovuti alle esalazioni notturne. Aglio, cipolla, insaccati e birra non hanno risparmiato nessuno. Raccatto il mio kimono e mi metto in marcia.
Arrivo al palazzetto.
E' già tutto pronto e l'organizzazione sembra impeccabile. Quattro materassine. Area per il riscaldamento presa d'assalto. Fermento per le prime chiamate. Gli unici che sembrano turisti sono gli arbitri. Vestiti di nero come becchini e bianchi in volto come fantasmi, pascolano per le aree di gara senza una meta precisa come un gregge di pecore. Forse sono loro l'anello debole del campionato che per il resto sembra perfetto.
Dopo otto ore della stessa litania - tonfi, strilla e annunci al microfono - finalmente riprendo la via dell'Ibis Centrum con tutto il resto del contingente "milanimalesco" al seguito. Arrivato in camera mi butto sotto l'acqua calda della doccia e il bagno, nonostante assomigli al vano di comando dell'Apollo 13 - plastica e luci accese dappertutto - sembra il posto più bello e confortevole che abbia visto da quando sono atterrato.
Torno con gli altri nello stesso pub-bar-ristorante-locanda della sera prima. Mi scolo un litro di ottima birra chiara tutta d'un fiato e mi preparo a banchettare come un guerriero d'altri tempi.
Il sonno mi prende come un morbo appena mi sdraio nella cuccia due ore dopo. Mi sveglio la mattina della domenica a pezzi. Il corpo è immobile e la testa pulsa come una ferita infetta. Gli altri dormono tutti. Tra grugniti e imprecazioni di ogni genere, al buio, trovo il bagno. Mi guardo allo specchio e, nonostante la soddisfazione della medaglia al collo, mi chiedo: "Ma chi me l'ha fatto fare?!".

lunedì 14 febbraio 2011

Sandrino [SEMINARIO]

Pochi giorni al seminario di Sandrino presso la sede centrale di MILANIMAL. Sarà un'occasione unica per conoscere del jiu-jitsu in puro stile carioca. Due ore e mezza di tecnica e sparring dirette da Alessandro Tomei, cintura nera del pluricampione Ricardinho Vieira e atleta della Check Mat.
Venite numerosi!!

Dove: Via Mestre, 19/F (MM Udine) c/o THUNDER GYM
Quando: Sabato 19.2.2011 - dalle h. 13,00 alle h. 15,30
Quanto: 20 euro (Iscritti a MILANIMAL ASD) - 30 euro (Non iscritti a MILANIMAL ASD)

lunedì 31 gennaio 2011

Europeu.

Vittorie, lacrime e sudore restano attaccate alle pareti di una stanza d'albergo che sembra il bagno di un 747 per un weekend intero. Si parte alla volta di Lisbona. Come tutti gli anni, a fine gennaio, i migliori lottatori europei (e non!) si danno appuntamento per misurarsi sulla materassina del Complexo Municipal do Casal Vistoso.
Giovedì, 27/1
Siamo in quattro. Io, Auri, Edo, Oliva e Luca. Tre di noi sono già sul posto: Josto, Stefano e il Fudo. Mentre Rostok e il piccolo Pier viaggiano da nababbi su un volo di linea, io mi ritrovo in coda come un manzo al macello per entrare in uno di quegli apparecchi che serve le centinaia di linee low cost che ormai affollano i cieli di mezzo mondo. All'arrivo il destino non sembra riservarci niente di diverso dal solito. Io con la truppa all'ennesimo Ibis. Gli altri allo Sheraton.
Siamo a Lisbona che è ormai ora di cena. Finiamo in un sottoscala di un centro commerciale. Il rancio sembra buono: bistecca, uovo fritto e riso. Per poco più di sei euro. In meno di un'ora arrivano tutti. Rostok con Samantha. Pier. Stefano, Josto e il Fudo.
Un brindisi per festeggiare la prima battaglia vinta dal plotone MILANIMAL, la medaglia di bronzo del Fudo, e tutti in branda.
Venerdì, 28/1
Il palazzetto è circondato da un accrocchio di case popolari che si fanno strada tra ciuffi d'erba spelacchiata, terra battuta e cemento. A detta del tassista che ci ha portati lì, per tutti gli altri trecentosessanta giorni, la zona è invasa dagli zingari. Entriamo nel bunker che ospita l'edizione del Campeonato Europeu Open de Jiu-Jitsu. Solite facce da galera sparse qua e là sugli spalti. Italiani, francesi, spagnoli, portoghesi ma anche brasiliani, americani e giapponesi sui tatami a darsi battaglia. Mi metto seduto in un angolo presidiato dagli amici di Roma della Tribe, di Torino delle Officine e di Pavia del Clan Italica. Sembra il cortile di Folsom, la prigione californiana poco lontana da Sacramento, e noi siamo riusciti a scavarci il nostro rifugio.
Mentre faccio qualche foto, in trincea è una Caporetto. Ingoiamo tutti il boccone amaro della sconfitta, serriamo i ranghi e ci prepariamo al peggio. La seconda giornata di fatica volge al termine. Usciamo sfiniti dal palazzetto. Le orecchie mi fischiano e i muscoli mi fanno male come se avessi abbattuto un muro a colpi di martello pneumatico per tutto il giorno. Il taxi mi scarica davanti a un nuovo centro commerciale, Amoreiras. Entro e aspetto il resto della batteria MILANIMAL seduto davanti a uno spiedo di picanha. In un paio d'ore siamo fuori di lì a stomaco pieno. Io mi fiondo in camera a velocità supersonica. Auri, Oliva, Josto e il Fudo fanno le ore piccole seduti al banco del bar dell'Ibis davanti a un chilo abbondante di noccioline salatissime e a una ventina di birre calde e scadenti.
Sabato, 29/1
Sveglia presto e colazione al volo. Un cappuccino alla cannella bollente e un pastel de nata freddo mi danno il buongiorno. In meno di mezz'ora sono di nuovo operativo al palazzetto. E' il giorno dei veterani: Oliva, Auri, Luca, Edo e Rostok. Sono un po' teso. Il contorno è sempre lo stesso. Odore di canfora e puzzo di sudore. Urla da ogni direzione. Sembra sia esplosa una granata su una nave da crociera. Tutti corrono. Sempre le stesse facce. I ragazzi fanno del loro meglio. Auri se ne torna a casa con la medaglia e il braccio entrambi al collo e mentre noi ci godiamo il volo di rientro chiacchierando come zitelle, Edo decide di restare sul campo di battaglia per portarsi a casa, ancora una volta, una medaglia sudata. Missione data, missione compiuta.

domenica 23 gennaio 2011

Megaton, Mackenzie & Co.

Wellington "Megaton" Dias è nato il 2 ottobre del 1967 a São Cristóvão, quartiere storico di Rio de Janeiro. Ha iniziato a pestare i piedi sulla materassina presto, prima con Rogerio Camoes e poi con Royler Gracie. Si è guadagnato a soli diciotto anni la faixa preta e diversi titoli nella sua carriera di lottatore. E' stato tra i primi a "esportare" il jiu-jitsu brasiliano negli Stati Uniti. Oggi vive a Phoenix, in Arizona, con la moglie Luciana e la figlia Mackenzie, astro nascente del jiu-jitsu femminile.
Ho conosciuto Megaton nel mio primo viaggio a Rio. Sulla materassina della Gracie Humaità. L'ho rivisto molte altre volte in giro per il mondo in questi anni. Finalmente ho avuto il piacere di ospitarlo per un paio di giorni nella mia accademia. Ha tenuto lezione con la figlia. Molta ginnastica, drill per la lotta e diverse tecniche, sia in piedi che al suolo.
Valeu, Megaton.

domenica 16 gennaio 2011

Megaton, Abu Dhabi Pro e Sandrino.

Le prossime settimane si riservano ricche di appuntamenti per MILANIMAL. Campionati in vista, lezioni collettive e seminari presso la sede centrale milanese.

  • Mercoledì 19/1 e giovedì 20/1 saliranno sul tatami di MILANIMAL per fare lezione Wellington "Megaton" Dias - allievo di Royler Gracie e cintura nera di jiu-jitsu dal 1985, già salito sul podio dell'Europeo, del Panamericano e del Mundial quasi una ventina di volte - e la figlia Mackenzie che solo nel 2010 ha vinto Europeo, Rio Open, Mundial Gi e No-Gi, Sudamericano e Panamericano. Le lezioni inizieranno alle 13,00 e alle 20,00. Il costo sarà di 10 euro a lezione per ogni iscritto a MILANIMAL ASD - per saperne di più e iscriversi ora basta cliccare qui!! - e 15 euro per tutti gli altri. Sarà un'ottima occasione per vedere e fare dell'ottimo jiu-jitsu!!
  • Alla fine di gennaio, come tutti gli anni, MILANIMAL si muoverà in massa verso il Complexo Municipal do Casal Vistoso per il Campeonato Europeu Open de Jiu-Jitsu, ad oggi l'unica - ancora!! - manifestazione ufficiale della IBJJF in Europa. Poco da dire su un classico del jiu-jitsu nel Vecchio Continente: campionato caro ma ben organizzato!! Forse l'unica - ma doverosa!! - pecca è stata, quest'anno, quella del MEMBERSHIP ID per le cinture nere per cui ogni faixa preta avrebbe dovuto mandare alla sede centrale dell'organizzazione, in tempo utile per l'iscrizione all'evento, una serie di documenti per farsi riconoscere il proprio grado!!
  • Abu Dhabi Pro World Trials è un circuito, molto simile a quello professionistico del surf, che da un anno a questa parte ha riempito il calendario di eventi particolarmente interessanti. Mentre scrivo si è appena svolta la prova portoghese - aperta a tutti!! - che ha visto protagonisti diversi atleti italiani. Le prossime gare utili, qui in Europa, saranno il 12 febbraio a Varsavia e il 26 marzo a Londra. MILANIMAL ha già fatto i biglietti per la Polonia. Ricordo a tutti che occorre iscriversi entro il 31/1 sul sito WPJJC.eu per poter partecipare al campionato.
ATTENZIONE!! Per tutti gli atleti MILANIMAL è obbligatorio essere iscritti all'ASD per poter partecipare all'attività agonistica. Chi ancora non avesse provveduto al pagamento della quota associativa lo faccia al più presto. Per saperne di più e iscriversi ora basta cliccare qui!!
  • L'ultimo appuntamento - e non per ordine d'importanza - sarà sabato 19 febbraio. Un allenamento davvero speciale con Sandrino Tomei, talento del jiu-jitsu italiano ormai di stanza da anni a Rio de Janeiro presso l'accademia di Ricardinho Vieira, pluricampione mondiale e pioniere di quello stile "fast and loose" che tanto si è visto negli ultimi mondiali tra i lottatori più leggeri. Per me sarà l'occasione di riabbracciare un amico con cui ho condiviso momenti felici e tanta fatica. Benvenuto, Sandrino. A breve tutti i dettagli.

lunedì 10 gennaio 2011

Familia. MILANIMAL.

"Família em primeiro lugar.
Familia è tudo."

sabato 1 gennaio 2011

HOME vs VISITOR

Chiuso il periodo dei bagordi di fine anno e delle libagioni natalizie, mi tocca fare il punto sull'ultimo MILANO CHALLENGE e i prossimi appuntamenti agonistici di rilievo.
Anche quest'anno, l'ultimo sabato di novembre, si è consumata l'edizione del torneo milanese di jiu-jitsu brasiliano coordinata e supportata da MILANIMAL. Prima di fare commenti o snocciolare numeri, ringrazio personalmente tutti gli atleti accorsi sabato 27 novembre 2010 al Palaiseo, gli arbitri tutti, i ragazzi dell'organizzazione - impeccabili dal primo all'ultimo istante -  e Francesco, Tiziana, Daniele e Germano, addetti alle foto e ai video che a breve saranno online.
I trecentoventinove iscritti dell'ultima edizione basterebbero a segnare in modo indelebile il successo di questo campionato, filato liscio dall'inizio alla fine. Ottimo jiu-jitsu sulla materassina e gran tifo sugli spalti. Su tutti ancora due nomi, Luca Anacoreta e Simone Franceschini. Giovani, bravi e, più di ogni altra cosa, educati!! Ancora bravi..

WORLD PROFESSIONAL JIU-JITSU TRIALS: il modulo è molto bello, simile al circuito surfistico. Diversi trials sparsi per il mondo, divisi in eventi 3, 4 o 5 stelle in base all'importanza, al probabile afflusso di teste di serie e alle premiazioni. I prossimi raggiungibili dall'Italia senza spese folli sono a Lisbona a metà gennaio e a Varsavia un mese dopo. A fine marzo si aggiunge anche Londra. Consiglio a tutti di contattare direttamente gli organizzatori prima di preparare la trasferta.

Portugal - Lisbon
5 Stars
15 January 2011
Organizer contact: zemarcello@mac.com


Poland - Warsaw
5 Stars
12 February 2011
Organizer contact: kuba@mantofight.com


UK - London
5 Stars
26 March 2011
Organizer contact: zemarcello@mac.com

EUROPEAN OPEN JIU-JITSU CHAMPIONSHIP: campionato sotto l'egida della IBJJF. Una vecchia conoscenza del jiu-jitsu europeo. Un buon campionato, ben organizzato e, forse l'unico, a dare la giusta visibilità mediatica agli atleti. Troppo caro sicuramente. Unica novità: da quest'anno nuova procedura di identificazione per tutte le cinture nere.

lunedì 22 novembre 2010

AVVISO: Lezioni 29/11-13/12

Ecco il programma delle lezioni da lunedì 29/11 a lunedì 13/12!!

Lun. 29/11 h. 13,00 Auri h. 20,00 Oliva
Mar. 30/11 h. 13,00 Riposo h. 20,00 Voodoo
Mer. 1/12 h. 13,00 Auri h. 20,00 Davide
Gio. 2/12 h. 13,00 Riposo h. 20,00 Voodoo
Ven. 3/12 h. 13,00 Auri h. 20,00 Oliva
Sab. 4/12 h. 13,00 Oliva

Lun. 6/12 Riposo
Mar. 7/12 Riposo
Mer. 8/12 Riposo
Gio. 9/12 h. 13,00 Riposo h. 20,00 Voodoo
Ven. 10/12 h. 13,00 Auri h. 20,00 Oliva
Sab. 11/12 h. 13,00 Oliva

domenica 7 novembre 2010

MILANO CHALLENGE 2010

Mancano tre settimane scarse al prossimo MILANO CHALLENGE. Incrocio le dita e spero che tutto vada per il meglio. Come pianificato. Otto ore di sano jiu-jitsu su tre aree di gara. Atleti. Arbitri. Insegnanti. E spettatori. Tutti con l'unico obiettivo di fare bene e divertirsi.
Le iscrizioni scadranno venerdì 19 novembre 2010 alle ore 23,59 e, anche per quest'anno, sarà possibile partecipare solo compilando il modulo online.
Lascio qui di seguito qualche link utile:

lunedì 1 novembre 2010

Forte come un bufalo.

Arrivare a Belém è stato uno schianto a tutta velocità. Il caldo umido soffocante della città e il gelo sputato dai condizionatori del Val de Cães hanno iniziato a fare a pugni fin dal mio primo istante nella megalopoli, capitale dello stato del Pará. Solite pratiche di disimbarco e sono per strada. Di nuovo al caldo. Carico come un mulo cerco di farmi largo tra la folla accalcata intorno alle uscite. E' una babele di volti, lingue, offerte e richieste. Mi saltano addosso nel vero senso della parola. Tra urla, strilli e spintoni riesco alla fine a montare su un taxi e a lanciarmi verso il porto. La mia corsa si ferma al primo incrocio. Quaranta minuti nel traffico pestilenziale di Belém e arrivo a destinazione. Le trattative con il capitano dell'improbabile chiatta che dovrebbe portarmi fino all'Isola di Marajò si concludono in fretta. In cambio di una buona mancia in euro promette di lasciarmi tre ore più tardi giusto davanti alla fazenda Bom Jesus, non molto distante da Soure.
Mi metto seduto comodo a prua, aggiusto i bagagli dietro la testa e chiudo gli occhi.
Il capitano, arrivati alla fazenda, non esce dal suo gabbiotto nemmeno per salutarmi. Strombazza con chissà quale marchingegno per attirare la mia attenzione e mi indica la fattoria sulla sponda del fiume. Lo saluto. Raccatto le mie cose e sbarco sul pontile.
Immobile. Duro. Forte come un bufalo.
Questo è quello che mi viene in mente andando incontro a Jovêncio e studiando ogni centimetro del suo corpo. Alla fine dei conti mi aspettavo un vecchio fragile e delicato di centodue anni.
Mi abbraccia con una stretta che non dimenticherò mai più. Per un momento mi è sembrato avesse i piedi inchiodati alle assi del molo.
Mi invita ad entrare in casa e, nonostante io stia ancora digerendo malvolentieri la pessima colazione consumata in volo qualche ora prima, mi offre un piatto di farinha e frito do vaqueiro, in pratica carne di bue fritta e conservata nel suo stesso grasso.
Mangio tutto senza battere ciglio.
Non mi sembra ancora vero di essere alla fine riuscito a incontrare Jovêncio Amador, lottatore caboclo.
L'Isola di Marajò ha dato i natali più di trecento anni fa a uno stile di lotta molto simile alla nostra grecoromana. Forse ispirati dai combattimenti dei bufali, gli indios della penisola hanno iniziato a misurarsi "de pés casados". Uno di fronte all'altro con l'unico obiettivo di schiantare l'avversario al suolo di schiena. L'arena era ed è rimasta ancora oggi un semplice quadrato di terra battuta di otto metri per lato.
Jovêncio è nato il 30 ottobre del 1906 sull'isola, nella Fazenda Tucumã. Ha messo al mondo sette figli maschi e tre femmine. Ha sempre fatto il contadino, il mandriano. E' sempre stato il mezzano del proprietario della fazenda dove tutta la sua famiglia ha sempre lavorato.

Gli chiedo subito se ha paura della morte. Mi risponde fermo: "Quando Dio avrà bisogno, dovrò andare pure io. Ad oggi non ho conosciuto tristezza. Il dolore più forte è stato quando mia moglie si è ammalata ed è morta. Ma come il tempo è passato così il dolore è sparito e alla fine ho trovato un'altra donna."
Gli chiedo di spiegarmi come ha fatto ad arrivare alla sua età così forte. In salute. "Mangio bene e, soprattutto, dormo bene. Mangio carne di bufalo e farina fin da quando sono bambino. Quando ero giovane passava giorni cacciando bufali. Li inseguivo fino in acqua. Quando ero giovane ero molto pericoloso."

Appena gli chiedo se la lotta marajoara si praticasse solo in occasione delle feste religiose, Jovêncio scoppia a ridere. "Tutti lottavano nella fazenda. E nessuno voleva perdere. Si lottava tutti i giorni. Sempre."
Nel silenzio del calore dell'Isola di Marajò si sente solo il mio cuore accelerare. Il posto, a parte noi due, sembra disabitato. Sono curioso di sapere come passano le sue giornate e, nel momento stesso in cui lo penso, Jovêncio attacca. "Mi sveglio tutte le mattine alle quattro e alle sette sono già sulla mia amaca. Mi lavo quattro volte al giorno. Tutti i giorni. E solo con acqua fredda. Senza asciugarmi. Mai. Alle volte sogno di montare a cavallo."
Prima di andarmene gli chiedo solo un ultimo favore, di lanciare il grido dei mandriani di quelle parti. Il grido che serviva a raccogliere il bestiame sparpagliato a centinaia di metri di distanza. Tra prati verdi e specchi d'acqua salmastra.
Jovêncio si alza. Con passo fermo e deciso va verso il patio della fazenda. Si ferma. Sembra il tronco di un ulivo. Torto. Segnato in volto da cicatrici e rughe. Porta le mani agli angoli della bocca mentre prende fiato.
Sento il cuore in gola.
Lo abbraccio e gli prometto che tornerò a trovarlo.

venerdì 29 ottobre 2010

Vincere o superarsi.

Vincere potrebbe essere una variante del latino vincìre da cui victus dove il vinto altro non sarebbe che il nemico legato e condotto in servitù. Oppure si potrebbe cercare il significato della parola nella radice wik che rimanda sempre alla guerra, al combattimento, alla forza. Per cui vincere sarebbe costringere con la forza, raccogliere i frutti della guerra.
Quindi vincere non esiste senza combattere. Anche metaforicamente. La vittoria affonda le sue radici nello scontro, nella battaglia. E' il risultato di quel moto orizzontale furibondo che permette al protagonista di travolgere e, appunto, vincere chi gli sta di fronte.
Tutto il potere di superare sta nel prefisso super, stare sopra. Anzi, in questo caso, andare sopra. Superare vuol dire salire, scalare, arrivare in cima. Sopra appunto. Non necessariamente abbattendo un nemico ma alle volte affrontando prove ben più dure. Superarsi non da scampo. Non esistono scuse che giustifichino il fallimento nel misurarsi con se stessi. Essere meglio di quello che si è stati è un dovere. Per tutti.

giovedì 14 ottobre 2010

Milano - Ancona - Milano

Di solito, l'ordine cronologico è questo: si fa il pieno alla macchina, si preparano i bagagli, si arriva a destinazione, si srotola il kimono, lo si veste, si spiega per una manciata di ore, si raccolgono armi e bagagli e si ritorna alla base. Digerito il traffico e passata la stanchezza, ci si siede con tutta calma davanti alla tastiera e si scrive il resoconto della giornata di lavoro. Poche battute. I soliti complimenti di rito a chi ha commissionato la trasferta. E qualche foto degli "avventori" massacrati dalla fatica.
Come al solito, parto dalla fine.
Almeno per una volta, niente foto di uomini in pigiama ridotti a uno straccio bagnato fradicio.
Sto per partire. Non vado lontano. Quattro, cinque ore di macchina e sabato sera sono a casa di Marco ad Ancona. Non ho ancora fatto i bagagli ma penso alla mia lezione e a chi verrà per sentirmi parlare, spiegare, insegnare. Non devo fare chissà cosa ma la responsabilità e la voglia di fare bene il mio lavoro mi fa stare sulle spine. Insegnare non è facile. Se non c'è sintonia, anzi meglio empatia tra chi parla e chi ascolta, le parole si riducono a un suono senza senso e i gesti a un ricordo sfocato. Quella è la cosa che mi preoccupa di più. Stabilire fin da subito un canale di comunicazione tra me e chi mi sta davanti. Ho conosciuto Marco e Francesco qualche tempo fa. A Milano. In palestra. Bravi ragazzi. Sguardo franco e curioso. Tanta voglia di fare. Caparbi come muli ed educati come pochi altri hanno saputo essere. Di poche parole. In un paese di cialtroni in cerca di giustificazioni scritte - diplomi, permessi, bolli e inutilità del genere - il loro lavoro mi sembra senza pari. Francesco da poco ma con risultati da primatista - così mi dice il mio allievo Davide Garavaglia, pioniere vero dell'allenamento funzionale in Italia - si è buttato a testa bassa sul CrossFit e la divulgazione di tutti i sistemi allenanti non convenzionali, mentre Marco si occupa del jiu-jitsu e della Fight Family, il loro gruppo di lottatori in erba. Non vedo l'ora di essere lì da loro. Sedermi in mezzo alla materassina e fare lezione.
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domenica 3 ottobre 2010

Cintura Bianca. Istruzioni per l'uso.

Vestire il kimono per la prima volta, stringere la cintura bianca in vita e salire sulla materassina con una manciata abbondante di lottatori esperti e puntualmente più grossi non è facile. Ci vuole coraggio.
Di norma, il fastidio per chi smette gli abiti da lavoro "milanesi" - una volta tute da metalmeccanico, oggi cardigan di cachemire e camicie di cotone da collaboratore laureato - e si avvicina a questa sorta di accappatoio di corcoro per la prima volta è visibile anche all'occhio meno esperto. Taglio pessimo. Vestibilità azzerata. Tessuto scadente e aspro sulla pelle. In pratica, il contrario del vecchio slogan pubblicitario "lana fuori, cotone sulla pelle". Qui è una sorta di carta vetrata fine fine sia fuori che dentro. Il primo enigma da risolvere, però, è quello della cintura. Una sorta di corda da tapparella da legare in vita per chiudere la giacca della nuova divisa. Nella mia vita marziale ho visto di tutto. Da una perfetta gassa d'amante, la regina dei nodi marinari, alla classica galla da pacco regalo natalizio. Niente da fare. Per un buon nodo basta armarsi di sana pazienza e in un paio di lezioni si risolve tutto. Il secondo ostacolo da superare, una volta vestiti di kimono nuovo, è l'avventurarsi in un luogo sconosciuto e inesplorato: il dojo. Oggi, un po' per moda e un po' per la naturale evoluzione dei tempi, il dojo, il luogo dove ci si esercita e si impara l'arte del combattimento, assomiglia più ad una discoteca che non al luogo sacro per i marzialisti degli anni '70. Musica. Andirivieni continuo di gente di ogni età. Costumi di tutti i tipi. Mi ricordo della mia prima volta. Alto così poco da non dover ancora pagare il biglietto della metropolitana, entrai, mano nella mano, con mia madre in quello che doveva essere l'ex cinema parrocchiale, all'epoca il Nippon, sede storica milanese per tutto quello che era judo e aikido. L'odore non era certo quello che avrei riconosciuto anni più tardi in una fragranza Diptyque per l'ambiente e le luci al neon sembrava mi avessero consumato la vista di colpo. Ogni cosa era invasa dall'umidità.
Rimasi a bocca aperta. Oggi, per un bambino di 5 anni, non basterebbe nemmeno un weekend a Eurodisney.
Penso a chi si avventura, in questo primo mese di pratica - settembre - sul "mio" tatami per iniziare. Non saprei cosa suggerirgli per convincerlo ad arrivare fino in fondo. L'unica cosa che mi viene da dirgli è di divertirsi.
Impara. Ma sopra ogni cosa cerca di divertirti.
Poche regole da seguire con scrupolo e intelligenza:

  1. Divertiti. Lascia il tuo ego e la tua voglia di arrivare primo sempre nel fondo del cesso del tuo ufficio. Qui non sei al lavoro e nessuno ti chiederà mai il conto. Sarai tu un giorno a tirare una riga e a chiederti dove e come ci sei arrivato.
  2. Rilassati. Fare jiu-jitsu non vuol dire armarsi per un conflitto a fuoco e nemmeno prepararsi alla trincea. Il tuo compagno d'allenamento non è il tuo nemico. E' tuo amico. Aiutalo e sicuramente ti sarà riconoscente. Sempre.
  3. Svegliati. Se sei l'ultimo della fila, nella vita come nel dojo, hai solo due scelte da fare. O te ne vai subito e non stai a perdere altro tempo. O, alla prima occasione, passi avanti. Così fino ad essere tu il primo e, per farlo, devi essere recettivo, intelligente, attento. Smart direbbero gli inglesi. Se hai voglia di riposarti, vai alle terme o iscriviti ad un corso di yoga. Non venire a fare jiu-jitsu. Se hai bisogno di dimenticarti del tuo capo, di tua moglie, del tuo direttore di banca, del mutuo o del vicino di casa petulante, allora, non c'è modo migliore che sfruttare gli ultimi tre quarti d'ora di una lezione qualsiasi di lotta e aspettare che il primo bisonte dalle sembianze umane ti venga addosso come un treno in piena corsa. Non hai tempo di pensare al superfluo. Devi batterti e cercare almeno di sopravvivere.
  4. Non perdere tempo. E non farlo perdere agli altri. Da insegnante, dico che fare lezione a trenta persone - di nazionalità diverse, ceto sociale diverso e competenze tecniche diverse - sparse su cento metri quadrati abbondanti è molto complicato. Faticosissimo. Bisogna dare a tutti la giusta attenzione. Agli studenti più avanzati e a quelli alle prime armi. A ciascuno una sfumatura diversa della stessa tecnica o sequenza. Tutti vengono per imparare. Quindi, da studente, se non hai voglia di perdere tempo e opportunità, ogni volta che un "anziano", primo fra tutti il Maestro, ti impartisce un comando, eseguilo nel più breve tempo possibile. Manifestare perplessità e discutere senza avere le competenze necessarie è il vizio della democrazia moderna. Quella che vuole gli adolescenti imparare dalle chiacchiere di Costantino Vitaliano e Fabrizio Corona e non dai veri grandi del nostro tempo. Filosofi, esploratori e scienziati.
  5. Studia. Cerca di capire cosa stai facendo. Il perchè delle cose. Solo allora potrai veramente manifestare i tuoi dubbi. Solo dopo aver perso tempo cercando potrai dire: "Ho trovato!". Prendi esempio dai più bravi. Imitali con tenacia in tutto e per tutto, cercando la tua via.
  6. Cura il tuo corpo. Fare jiu-jitsu vuol dire esprimersi secondo natura. Usando l'energia in modo intelligente. "Minima spesa, massima resa". Mangia nel modo più salutare possibile. Riposati. Esercitati con regolarità. Conduci una vita sana. Non solo migliorerà il tuo jiu-jitsu ma anche il tuo stesso modo di vivere.
  7. Confrontati sempre. Il confronto è il modo più diretto e crudele per conoscersi. Per capire a che punto si è arrivati e di che pasta si è fatti. Non si tratta di vincere o perdere. Nella vita, alla fine, conta solo non aver perso. Sali sul tatami ogni giorno chiedendo a te stesso un pò più di quello che hai avuto il giorno prima. Confrontati con i tuoi compagni d'allenamento in palestra così come con altri al campionato. Fallo in pace con te stesso. Con l'unico obiettivo di essere domani migliore di quello che sei stato oggi.

domenica 26 settembre 2010

L'emigrante. - EPILOGO

Ho trentadue anni. Sono passato per le scuole elementari, quelle medie, un buon liceo scientifico e ho concluso il tutto al Politecnico di Milano. Ho un buon lavoro, una famiglia e sono sereno. Mi piace starmene, di tanto in tanto, due giorni fuori casa, mangiare al ristorante un'insalata asfittica da trenta franchi, dormire in una scatola di plastica al terzo piano di un hotel mediocre e spendere un centinaio di euro per fare la pantomima di Kurosawa in Sugata Sanshiro. Quelli passati così sono giorni epici, che la memoria, nemmeno invecchiando, avrà modo di cancellare dai ricordi più belli.
Gli amici, la fatica, le risate.
La maggior parte dei miei compagni di viaggio risparmia tutto l'anno lesinando ogni centesimo per poter rompere il salvadanaio a fine stagione e permettersi una trasferta all'altro capo del pianeta Terra.
Grazie al cielo la situazione del jiu-jitsu mondiale è migliorata. E di molto. Fino al 2006 i campionati mondiali si tenevano al Tijuca Tennis Club, uno dei tanti prefabbricati decrepiti di Rio invaso per un weekend dal puzzo di sudore, canfora e pão de queijo. Lottatori che nell'arco di una giornata svestivano il kimono per diventare massaggiatori sugli spalti o ambulanti tra Conde de Bomfin e Heitor Beltrão. Oggi, la mecca dei fedeli dell'arte suave sta a Long Beach in California. Fuori dallo stadio i lay BoyZ, i Chicos MaloS, i MalDitoS, gli Stoners, i Tiny Locos e i DuKeS si divertono a impiastrare i muri e a tirarsi qualche colpo di rivoltella a tradimento e dentro per quattro, cinque giorni all'anno si danno battaglia, vestiti solo di una cintura, una giacca e un pantalone di cotone grezzo, migliaia di intrepidi da tutto il mondo.
Si è fatto di tutto e ancora oggi si lavora a pieno regime per dare dignità ad uno sport bellissimo e nobile come il jiu-jitsu brasiliano.
Iscrizioni online, DVD e registrazioni di una fattura ormai professionale, buona copertura mediatica, precisione e puntualità nello svolgimento dei tornei.
Arrivato a questo punto della mia riflessione, però, mi fermo e mi faccio qualche domanda.
  • Salire sul tatami, combattere e, nella migliore delle ipotesi, vincere vale gli ottanta, cento euro che ogni atleta deve cacciare di tasca sua?
  • A livello locale, ovvero nel caleidoscopio dei diversi tornei nazionali, gli standard qualitativi restano gli stessi o ogni organizzatore si arroga il diritto di gestire la questione a modo suo?
  • Sarà possibile, mi auguro in un futuro molto prossimo, ridurre o addirittura abolire la tassa ingiusta dell'iscrizione?
    Per trovare le risposte, ripasso la mia storia a spanne. Cerco spunti.
    Ho iniziato a fare judo nel 1983. Il primo campionato, sempre di judo, ai Giochi della Gioventù nella stagione 1989/1990. In pratica, preistoria. Vado avanti così fino al 1999. Vedo i primi VHS - all'epoca non esistevano ancora i dvd - scoloriti. Vovchanchyn, Mark Kerr, Josè Pelè Landì, Johil de Oliveira e un Wanderlei ancora dalle sembianze umane sono i protagonisti. Conosco Federico Tisi. Inizio a fare jiu-jitsu. Nel 2009 organizzo il mio primo campionato qui a Milano.
    Ce n'erano già stati diversi in Italia. Alcuni gestiti in modo impeccabile, altri meno.
    Col MILANO CHALLENGE mi sono proposto di dare dignità e visibilità agli atleti, la categoria più povera dello sport. Spesso giovani e con pochi spiccioli da spendere.
    Primo campionato a gestire le iscrizioni online. Primo ad avere un cronogramma dettagliato.
    Tolto un ritardo di mezz'ora il campionato è filato liscio dall'inizio alla fine. Circa duecentocinquanta atleti iscritti. Personale competente e arbitri tutti formati da Alvaro Mansur, direttore tecnico dei giudici al Mundial. Regolamento ufficiale della Federazione Internazionale di Jiu-Jitsu Brasiliano tradotto in italiano sul sito della manifestazione. Per tutti. Software per la scelta e selezione dei gironi. Niente maneggi o aiutini al compagno di banco. Nessun titolo mondiale, europeo, intercontinentale o altro in palio. Semplicemente un buon torneo secondo le regole ufficiali del jiu-jitsu brasiliano.
    Nessun atleta, secondo il mio modesto avviso, dovrebbe pagare più di una quota minima per partecipare a una manifestazione sportiva. Purtroppo però le strutture federative di supporto sono carenti e l'incognita che l'organizzatore si trova ad affrontare lo obbliga ad alzare questa orribile gabella. Niente, però, può giustificare un costo così alto da arrivare a toccare i prezzi proposti oggi. Scrivo una settimana dopo aver partecipato a un campionato in cui, per ottanta euro d'iscrizione, manco sono riuscito a sapere con chi e quando avrei lottato dodici ore dopo. In cui, nonostante le iscrizioni fossero chiuse da tempo, bastava essere amico di Tizio, Caio o Sempronio per presentarsi lì la mattina, cambiarsi e lottare. Tutto questo forse solo perchè all'intestazione del torneo si è aggiunto l'aggettivo "europeo"!!
    Incredibile!!
    Carlinhos Gracie si è comprato due ville in Brasile e credo se ne stia facendo - se non se l'è già fatta! - una in California con i soldi delle centinaia di migliaia di lottatori che per fregiarsi di un titolo e inseguire un sogno sono disposti a vuotarsi le tasche, ma almeno lui restituisce precisione e competenza. Ma gli altri?! E' sempre così?! Purtroppo no. Ne ho - abbiamo, per chi c'era - avuto la conferma la settimana scorsa.
    Mi chiedo perchè, anzichè tassare gli atleti, non si provano a spremere di più le tasche degli sponsor?! Boh..
    Mi piacerebbe poter fare qualcosa per quei ragazzi che hanno fatto le vacanze a Ostia o sul Ticino per andare a combattere oltre oceano..
    ..e ce ne sono!!

    martedì 21 settembre 2010

    L'emigrante.

    L'emigrante quando si mette in marcia lo fa sempre con l'intenzione di raggiungere un luogo più accogliente e forse felice di quello che sta lasciando. Parte con il necessario, contando solo su pochi risparmi e la grande forza di volontà. E' sereno ma determinato. Cerca fortuna.

    Venerdì 17 Settembre 2010 h. 19,00 - Milano, P.ta Venezia
    Partenza in macchina alla volta dell'ennesimo Ibis Hotel. Questa volta in una zona periferica di Ginevra immersa tra luci al neon di Doner Kebab e bistrot decrepiti che ormai hanno dimenticato da generazioni le loro origini francesi. Ludacris, Eminem e JaRule strillano a pochi centimetri dalle mie orecchie per tutto il viaggio. Trovo pace tra le pagine di "Mia è la vendetta" di Bunker.

    Venerdì 17 Settembre 2010 h. 23,00 - Ginevra, Rue de Chancy
    All'ingresso dell'hotel Aziz o forse Adif, in qualità di addetto tuttofare, si presenta come nemmeno Higgins avrebbe accolto Magnum se fosse tornato con la Ferrari 308 GTS di Robin Masters accortocciata nel taschino della giacca al posto della pochette. E' incazzato nero. Me la cavo lasciandogli la carta di credito. Saluto la banda di disgraziati che come me si è imbarcata in questo Vietnam e salgo al secondo piano. Stanza 233. Un letto matrimoniale, un bagno, io e Luigi. Agli altri non è andata meglio. Stessa storia. Cambiano solo i nomi dei protagonisti: Edo e il Fudo. Non osiamo tornare alla reception per protestare.

    Sabato 18 Settembre 2010 h. 9,00 - Ginevra, Rue de Chancy
    Colazione continentale in hotel. 15 euro. Partenza per Morges. Approssimativamente 60 chilometri. Una quindicina di italiani in marcia distribuiti su tre macchine.

    Sabato 18 Settembre 2010 h. 10,30 - Morges
    Entro nel palazzetto e mi trovo davanti un polacco che sembra un frigorifero doppia porta, di quelli che si vedono solo nelle case americane dei telefilm, vestito di una maglia la cui scritta a caratteri cubitali "BRAZILIAN JIU-JITSU" fa capire bene che non è lì per caso. I suoi occhi mi seguono per dieci minuti, come se da un momento all'altro volesse scaraventarmi al piano di sotto. Ho giusto il tempo di accuciarmi in un angolo con il resto del mio branco e mi accorgo che non è da solo. Ce ne sono almeno una trentina e tutti fanno la stessa cosa. Guardano in cagnesco il primo che gli si para davanti. Senza motivo e soprattutto, nel mio caso, senza distinzioni di taglia o peso.
    Nel frattempo non si è mossa una foglia. Niente mi fa pensare che in quel posto e a quell'ora si sarebbe dovuto svolgere un campionato - addirittura "Europeo" - di jiu-jitsu. Sei aree di gara completamente vuote. Qualche foglio attaccato con il nastro adesivo sul muro vicino ai bagni è l'unico segno di una battaglia che tarda a cominciare.

    Sabato 18 Settembre 2010 h. 12,30 - Morges
    Si aprono i cancelli e i tori iniziano a correre per le vie della città. Solo a fine giornata si conteranno i feriti ma finalmente il 2° Campionato Europeo della Federazione Svizzera di Jiu-Jitsu inizia. Io e Mezzochilo, approfittando dell'entusiasmo degli organizzatori, chiediamo spiegazioni su quanto ci aspetterà il giorno seguente. La risposta è lapidaria: "Você vai saber sò na hora!!".

    Sabato 18 Settembre 2010 h. 20,00 - Morges
    La giornata di sport è finita. MILANIMAL si porta a casa due argenti e un bronzo con il Fudo, Edo e Luigi. L'entusiasmo annebbia per un attimo la vista come capita spesso a chi incautamente crede di fare un affare comprando a prezzi stracciati nelle piazzole di sosta degli autogrill. Ripasso a memoria tutti i dettagli del caso e mi accorgo che c'è qualcosa che non torna.
    Il prezzo di iscrizione al torneo era di 60 euro fino al 20 di agosto e di 80 euro fino al 10 di settembre. Io ho pagato 80 euro. Alcuni 60 euro pur essendosi iscritti oltre il 20 di agosto. Altri, pur non avendo pagato, hanno lottato e hanno ritirato la t-shirt commemorativa dell'evento. Altri ancora, addirittura, manco sono venuti in Svizzera e, con una semplice telefonata, scoperto l'inghippo, hanno delegato qualcuno per andare a ritirare a nome loro il "ricordino" della maglietta.
    Salgo in macchina e cerco di non pensare.
    Mi aspetta l'ultima cena ipocalorica.

    Sabato 18 Settembre 2010 h. 21,00 - Ginevra, Rue de Chancy
    Il posto è accogliente se non fosse per un pazzo vestito da torero che imbraccia la chitarra e grida come una scimmia a due metri da dove sto mangiando. Il repertorio è quello delle ballate gitane. Va dai Gipsy Kings al più moderno Juanes. Cameriera brasiliana. Bassa, finta bionda e con un naso che spicca su tutto. Cuoco andaluso. Basso e tarchiato. Dotato di una solida pancia da bevitore di birra. Avventori svizzeri. Vecchi, brutti e nostalgici. E poi noi. Ancora più brutti ma almeno giovani, forti e felici.

    Domenica 19 Settembre 2010 h. 10,00 - Ginevra, Rue de Chancy
    Seconda colazione all'hotel Ibis Genève Petit-Lancy. Altri 15 euro. Vista l'esperienza del giorno prima, mi muovo senza fretta. Mi faccio qualche domanda sulle sorprese che una giornata del genere può riservarmi. Ripenso alle ultime ventiquattro ore. Penso che Luigi nonostante abbia perso in semifinale dopo 4 incontri non può ritirare la sua medaglia di bronzo perchè l'editto del giorno prima sulle premiazioni sanciva un unico 3° posto. Difficile da dire ma il bronzo spetta solo a chi ha perso con il vincente di categoria. A differenza dello scorso anno. Penso che avrei potuto almeno risparmiare gli 80 euro dell'iscrizione se fossi stato un po' più intrepido. Alla fine mi arrendo, raccatto i miei bagagli e salgo in macchina. Sole. Fa caldo. Luigi guida come se fosse su una Subaru Impreza al Rally dei Mille Laghi. Il navigatore gracchia in sottofondo.

    Domenica 19 Settembre 2010 h. 11,00 - Morges
    L'odore di würstel di pollo, senape e cetrioli mi dice che siamo arrivati. Appena dentro vedo Ironmike.  Mi sorride e parliamo per una decina di minuti. Intanto penso al pachiderma del giorno prima vestito come Ozzy Ousborne che mi guardava digrignando i denti e mi ripeto in testa: "Un guerriero vero è in pace con se stesso. Sorride sempre." Per il resto, lo scenario è lo stesso del giorno prima. Un limbo di anime che si muovono senza meta. Non esiste un programma della giornata. Non trovo nulla nemmeno dove il giorno prima avevo visto qualche foglio appeso. Alcuni fanno i conti con l'orario del volo di rientro. Altri cercano informazioni come se fossero al fronte. Grazie a Dio la giornata finisce prima del previsto. Stringo la mano sul podio a John"Papajohn" Gorman, una specie di Sai Baba delle arti marziali. Un mezzo santone itinerante che avevo incontrato per la prima volta nell'estate del 2001 a Rio de Janeiro nell'ufficio di Carlinhos Gracie, oggi il Donald Trump del jiu-jitsu. Mi porto a casa una medaglia da un 1,99$. Sono insoddisfatto. Molto. Ho perso. Penso alle cose da fare. Nell'ordine: lavarmi, radermi e mangiare in un buon ristorante. Raggiungo gli altri zoppicando. Mi siedo in macchina e chiudo gli occhi.

    Domenica 19 Settembre 2010 h. 15,00 - Morges, Centre Ville
    Il dolore al ginocchio si placa per un attimo solo quando avverto un profumo intenso di patate al forno a pochi centimetri dal naso. Guardo il piatto e sento già esplodere in bocca il sapore dell'entrecote di manzo e del contorno. Il lago, la strada pulita, una fila ordinata di alberi e il prato così verde che avrebbe potuto ospitare la parata per la festa di San Patrizio, patrono d'Irlanda, sono solo una bella cornice. Per me lo spettacolo è tutto sopra la tavola. Secondo, dessert e caffè in poco più di mezz'ora. Pochi passi per arrivare alla macchina. Una sosta in pasticceria per comprare l'unico prodotto svizzero alla portata delle nostre finanze, il cioccolato, e siamo già sulla via del ritorno.

    Domenica 19 Settembre 2010 h. 21,00 - Milano, P.ta Venezia
    Silenzio. Sono a casa. Mi godo il mio cane, le ultime pagine di "Mia è la vendetta" e, finalmente, un pò di solitudine.