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mercoledì 13 aprile 2011

Campioni di niente.

Gracie Magazine - Agosto, 1999
Mi chiamo Rodrigo Leite Medeiros ma tutti mi chiamano "Comprido". Sono nato a Rio de Janeiro l'11 gennaio del 1977. Ho iniziato a fare jiu-jitsu nel 1992. Ero poco più di un ragazzo. Non ho mai smesso o fatto un solo passo indietro. In pochi anni mi sono guadagnato la cintura nera e lo scorso anno, alla prima occasione, ho scelto di continuare a battermi coi migliori al Mundial. Ho perso con Paulao alla seconda lotta. Dieci minuti sotto. In mezza guardia. Senza poter fare nulla. Sono uscito di lì che se avessi potuto avrei ucciso un leone a mani nude. Ho fatto di tutto per lottare di nuovo all'assoluto e, alla fine, per l'Alliance, siamo stati scelti io e Cláudio Moreno. Ho lottato con Renato Ferro, che già mi aveva battuto una volta in passato, e subito dopo mi sono scontrato con Zé Mario. In finale mi sono ritrovato davanti Roleta della Gracie Barra. Abbiamo chiamato la guardia insieme, mi sono subito rialzato e sono passato in vantaggio. In pochi secondi ho realizzato che avrei potuto buttarmi su quel piede e finirlo con un'americana. L'ho fatto e sono andato a prendermi la medaglia che avevo sognato per tutti questi anni.
Oggi, sabato 29 luglio del 2000, sto per salire ancora una volta sullo stesso tatami. Ogni volta sembra sempre più difficile. Sono nell'area di riscaldamento. Manca poco alla battaglia. Nino Schembri, uno dei lottatori più forti che abbia mai visto calcare la materassina del Tijuca Tênis Clube, è il mio prossimo ostacolo.
All'improvviso lo stadio intero si ammutolisce e, nonostante la tensione, allungo il collo e cerco di guardare meglio. Sullo stesso quadrato dove di lì a poco dovrò lottare c'è un ragazzo steso a terra, circondato dai paramedici che cercano in tutti i modi di rianimarlo. Da lontano mi sembra Erik Wanderlei, una cintura marrone di Belo Horizonte, con cui avevo fatto amicizia in tutti questi anni di jiu-jitsu. Mi avvicino preoccupato. E' uno sconosciuto. fermo. Immobile. Steso a terra senza vita. Faccio di tutto per aprire un varco verso l'uscita. Le telecamere di SporTV sono accese e puntano dritte verso la faccia bianca come quella di un fantasma del ragazzo svenuto. Ne prendo a calci una e, alla fine, riesco a farlo caricare sull'ambulanza. Rientro nello stadio. Stanco. Sudato. Sfinito. E sento solo gracchiare l'altoparlante: "Ringue 1, Antonio Schembri e Rodrigo Medeiros!".
Pochi minuti dopo l'incidente - Rio de Janeiro, 29 luglio 2000
Ho conosciuto Comprido nel mio secondo viaggio in Brasile nel 2002. Un lottatore formidabile. Come direbbe lui stesso "non un fenomeno, ma uno che ha battuto lottatori fenomenali". In quell'anno, nel 2000, si è guadagnato, battendo in finale Margarida, la sua seconda medaglia d'oro al Mundial nella categoria Assoluto. Era solo al suo secondo anno nelle cinture nere.
Il ragazzo che ha provato a soccorrere sul tatami si chiamava Jean Mendonça de Mesquita. E' morto in mezzo a più di 5000 persone come un cane. Steso a terra da un infarto dovuto all'abuso di sostanze dopanti. I genitori fecero quasi quattro giorni di pullman da Fortaleza fino a Rio de Janeiro per venirselo a riprendere morto.
In quell'ultimo fine settimana di luglio del 2000 al 451 di Rua Conde de Bonfim si sono dati appuntamento i migliori di tutti i tempi: Nino, Margarida, Shaolin, Leozinho, Leo Santos, Feitosa, Tererê, Zé Mario Esfiha, Café, Cachorrinho, Leo Leite, Gurgel, Arona, BJ Penn, Soca, Frédson Alves, Édson Diniz, Omar Salum, Robson Moura, Roleta, Parrumpinha e tantissimi altri.
Alcuni di loro hanno vinto, altri no. Resta il fatto che quello che ho scritto sopra, parlando con la voce di Comprido, è successo per davvero. Nino e Comprido hanno lottato come due tigri in un buco quel giorno (VIDEO - Comprido vs Nino Schembri @ Mundial 2000) e Jean è morto sul serio (Veja 9/8/2000 - Ed. 1661). Non per caso e nemmeno per finta. Davvero. Il settimanale brasiliano Veja chiude l'articolo sulla morte del giovane così:
Tudo indica que Jean Mendonça de Mesquita tenha caído na tentação de vitaminar seu corpo com remédios veterinários. De acordo com a investigação policial em andamento, atletas inscritos no campeonato mundial relataram que ele injetou Potenay minutos antes da luta fatídica. O laudo médico preliminar confirma que "informações colhidas no local davam conta de que ele teria usado a substância". Um fator que pode ter contribuído para o desfecho trágico foi a predisposição da vítima a doenças cardíacas. O pai de Jean implantou cinco pontes de safena no ano passado. O lutador cursava o último ano de administração de empresas, era casado com Camila, de 20 anos, e tinha um filho, Gabriel, de apenas 11 meses. Pensava em parar de competir e abrir uma academia em Fortaleza, onde morava. O sucesso no campeonato em que morreu era parte fundamental de seu plano, já que seria promovido a faixa preta, graduação mais alta do jiu-jítsu. Nos quinze dias antes da luta fatal, obedecia a uma rigorosa rotina de oito horas diárias de treinamento. "Ele estava muito forte", afirma o treinador Giancarlo Vidal. Os resultados definitivos dos exames realizados no corpo de Jean, que serão concluídos nos próximos trinta dias, devem confirmar se a potência muscular foi obtida à custa de doses para cavalo."
Comprido, in questi ultimi giorni, ha condannato il fenomeno del doping nel jiu-jitsu con una bellissima lettera (Testo - Tatame 8/4/2011) che credo tutti gli appassionati veri abbiano letto con piacere. Credo sia inutile aggiungerla in coda a quest'articolo ma invito comunque chi ancora non l'ha fatto a leggerla con attenzione.
Il mio parere personale a riguardo è molto semplice. Io ho scelto di vivere una vita sana, di riposare quanto basta, di mangiare bene e lasciar perdere le schifezze, di allenarmi, come alle volte è stato, fino allo sfinimento, ma soprattutto di essere una persona per bene, un uomo onesto. Non mi interessa molto delle scelte degli altri. Credo che i conti, alla fine, non si facciano sulla materassina davanti a un pubblico in delirio che applaude la tua vittoria ma a casa. Allo specchio o davanti alle persone che ami. Tua moglie. I tuoi figli. I tuoi amici. La tua famiglia. A te stesso come a loro non puoi mentire. Non puoi guardarti negli occhi e dire finalmente: "Ce l'ho fatta!", quando sai che, contando solo sulle tue forze, non saresti arrivato da nessuna parte.
P.S.: il titolo l'ho preso in prestito da un bellissimo libro di Marco Gregoretti, "Campioni di niente. Miti in provetta." Da leggere assolutamente!

domenica 3 aprile 2011

GracieMag 2010 Awards

Anche quest'anno GracieMag, il mensile dell'onnipresente Carlos Gracie Jr, - ormai a capo del franchising più vasto della storia del jiu-jitsu moderno, Gracie Barra, presidente dell'inossidale monopolio dell'IBJJF e editore, appunto, della rivista di settore più venduta al mondo - ha consegnato gli oscar del jiu-jitsu. Miglior incontro dell'anno, miglior MMA fighter, etc etc sono solo alcune delle categorie. Qui di seguito lascio per intero i risultati del sondaggio, qualche commento e dei link sicuramente utili ai più curiosi.
Best 2010 Jiu-Jitsu Competitor: Roger Gracie
Basta spulciare la pagina di Roger su Wikipedia per capire che si è al cospetto di un record unico. E' andato a segno tre volte sulle ultime otto finali mondiali dell'assoluto. Un primato inavvicinabile. Il più titolato dei gladiatori della famiglia Gracie è ormai di stanza da anni in Inghilterra con i compagni d'allenamento Lagarto e Braulio. RogerGracie.com è la sua pagina ufficiale in rete e questo, secondo me, è il suo miglior highlight: Roger Gracie HL, tratto dal bellissimo canale dedicato al jiu-jitsu di Max De Michelis!!
Best MMA Fighter: José Aldo
Nato a Manaus poco più di una ventina di anni fa, il caboclo José Aldo si trasferisce a Rio per dedicarsi a tempo pieno al jiu-jitsu dopo essere passato per i campetti di periferia della capitale amazonense giocando a calcio e per le strade della sua città facendo capoeira. Oggi secondo Sherdog uno dei migliori pound-for-pound. Nel 2004 batte per ben due volte la leggenda del jiu-jitsu, Rubens "Cobrinha", e a Salvador vince la medaglia d'oro alla Coppa del Mondo contro Daniel Pires (VIDEO). Della rivista FIGHT! la migliore intervista al campione brasiliano (VIDEO).
Female Standout: Gabrielle Garcia
1,87cm per 107kg non sono di certo misure da passerella!! La campionessa gaucha, allieva del grande Fabio Gurgel, spopola nella divisione femminile portandosi a casa da diversi anni a questa parte la maggior parte delle medaglie d'oro dei campionati più importanti. Su BJJHeroes si trova una descrizione completa della sua carriera e qualche suo incontro. Curioso invece il video dedicato alle sessioni di preparazione atletica. Di persona è mostruosamente spaventosa per essere una donna!! Posso assicurarlo..
Best Match: Roberto "Cyborg" Abreu vs Antonio Braga Neto
Non c'è nulla da dire se non stu-pen-do!! Il video dell'incontro è da vedere tutto..
Most Consistent Athlete: Michael Langhi
Uno dei miei lottatori preferiti. Una guardia aperta, con quella di Romulo Barral e Cobrinha, tra le più efficaci del circuito dei lottatori di jiu-jitsu di tutti i tempi. Qui un'intervista fatta alla vigilia del Mundial 2010 dove vinse l'oro su Celsinho Vinicius e qui, invece, il video della finale con Durinho dell'anno prima. Da tenere d'occhio anche il fratello, Michel..
Best Non-Black Belt Competitor: Marcus Buchecha
Giovanissimo talento della CheckMat. A soli ventun'anni ha già raccolto 4 medaglie d'oro al Mundial e altrettante al Mundial No Gi!! Ha un curriculum che farebbe impallidire chiunque. Alcuni lo indicano come il futuro Roger Gracie. Su BJJHeroes un po' della sua storia.

domenica 20 febbraio 2011

Pilsner a colazione.

Lascio Milano avvolta dal primo tepore primaverile e in poco più di un paio d'ore mi ritrovo al centro di una spedizione nell'Artico. Freddo pungente. La Polonia mi da il benvenuto con una sostanziosa bufera di neve. All'aeroporto mi accoglie la solita frotta di tassisti abusivi che mi offrono la certezza di un trasferimento sicuro in cambio di qualche złoty polacco in più. Non si sa come ma arrivo all'Ibis Centrum sano e salvo. Abbandonare l'impianto di riscaldamento del mini van è una tortura. Mi guardo intorno e vedo che la truppa risponde ai comandi. In pochi minuti siamo tutti operativi al banco della reception. Ci accoglie una sorta di Heidi - quella del romanzo di Johanna Spyri - bionda vestita da hostess. Al peso avrebbe fatto oscillare l'ago tra i settanta e i settantacinque chili. Patteggiare per una stanza con tre letti sembra un'impresa ma, alla fine di una trattativa durata mezz'ora, riesco a farmi dare una branda che avrebbe fatto schifo anche a un prigioniero di Guantánamo. La mia stanza in meno di due ore si trasforma nel suk di Marrakech. Da un lato la mia cuccia e dall'altro un letto matrimoniale. Ogni superficie piana è rivestita di mutande e calze usate, pc, telecomandi e caricatori vari, kimono, libri e qualche resto di cibo ancora commestibile.
Dopo un pisolino ristoratore di un paio d'ore mi ritrovo seduto al tavolo per cena in uno di quei locali tipicamente polacchi - lascio al lettore la libertà di interpretare quel "tipicamente polacchi" - con Davide, Nicola, Daniele e Luc. Würstel, crauti, stinco di maiale, patate, bietole e litri di birra sono tutto quello che ha da offrire la locanda.
Mi sveglio il sabato alle otto del mattino. Non mangio nulla perchè il mio stomaco sta ancora finendo di lavorare sulla cena della sera prima. Fuori sembra che faccia meno freddo del giorno prima. Un raggio di sole scalda la stanza invasa di fumi tossici dovuti alle esalazioni notturne. Aglio, cipolla, insaccati e birra non hanno risparmiato nessuno. Raccatto il mio kimono e mi metto in marcia.
Arrivo al palazzetto.
E' già tutto pronto e l'organizzazione sembra impeccabile. Quattro materassine. Area per il riscaldamento presa d'assalto. Fermento per le prime chiamate. Gli unici che sembrano turisti sono gli arbitri. Vestiti di nero come becchini e bianchi in volto come fantasmi, pascolano per le aree di gara senza una meta precisa come un gregge di pecore. Forse sono loro l'anello debole del campionato che per il resto sembra perfetto.
Dopo otto ore della stessa litania - tonfi, strilla e annunci al microfono - finalmente riprendo la via dell'Ibis Centrum con tutto il resto del contingente "milanimalesco" al seguito. Arrivato in camera mi butto sotto l'acqua calda della doccia e il bagno, nonostante assomigli al vano di comando dell'Apollo 13 - plastica e luci accese dappertutto - sembra il posto più bello e confortevole che abbia visto da quando sono atterrato.
Torno con gli altri nello stesso pub-bar-ristorante-locanda della sera prima. Mi scolo un litro di ottima birra chiara tutta d'un fiato e mi preparo a banchettare come un guerriero d'altri tempi.
Il sonno mi prende come un morbo appena mi sdraio nella cuccia due ore dopo. Mi sveglio la mattina della domenica a pezzi. Il corpo è immobile e la testa pulsa come una ferita infetta. Gli altri dormono tutti. Tra grugniti e imprecazioni di ogni genere, al buio, trovo il bagno. Mi guardo allo specchio e, nonostante la soddisfazione della medaglia al collo, mi chiedo: "Ma chi me l'ha fatto fare?!".

lunedì 31 gennaio 2011

Europeu.

Vittorie, lacrime e sudore restano attaccate alle pareti di una stanza d'albergo che sembra il bagno di un 747 per un weekend intero. Si parte alla volta di Lisbona. Come tutti gli anni, a fine gennaio, i migliori lottatori europei (e non!) si danno appuntamento per misurarsi sulla materassina del Complexo Municipal do Casal Vistoso.
Giovedì, 27/1
Siamo in quattro. Io, Auri, Edo, Oliva e Luca. Tre di noi sono già sul posto: Josto, Stefano e il Fudo. Mentre Rostok e il piccolo Pier viaggiano da nababbi su un volo di linea, io mi ritrovo in coda come un manzo al macello per entrare in uno di quegli apparecchi che serve le centinaia di linee low cost che ormai affollano i cieli di mezzo mondo. All'arrivo il destino non sembra riservarci niente di diverso dal solito. Io con la truppa all'ennesimo Ibis. Gli altri allo Sheraton.
Siamo a Lisbona che è ormai ora di cena. Finiamo in un sottoscala di un centro commerciale. Il rancio sembra buono: bistecca, uovo fritto e riso. Per poco più di sei euro. In meno di un'ora arrivano tutti. Rostok con Samantha. Pier. Stefano, Josto e il Fudo.
Un brindisi per festeggiare la prima battaglia vinta dal plotone MILANIMAL, la medaglia di bronzo del Fudo, e tutti in branda.
Venerdì, 28/1
Il palazzetto è circondato da un accrocchio di case popolari che si fanno strada tra ciuffi d'erba spelacchiata, terra battuta e cemento. A detta del tassista che ci ha portati lì, per tutti gli altri trecentosessanta giorni, la zona è invasa dagli zingari. Entriamo nel bunker che ospita l'edizione del Campeonato Europeu Open de Jiu-Jitsu. Solite facce da galera sparse qua e là sugli spalti. Italiani, francesi, spagnoli, portoghesi ma anche brasiliani, americani e giapponesi sui tatami a darsi battaglia. Mi metto seduto in un angolo presidiato dagli amici di Roma della Tribe, di Torino delle Officine e di Pavia del Clan Italica. Sembra il cortile di Folsom, la prigione californiana poco lontana da Sacramento, e noi siamo riusciti a scavarci il nostro rifugio.
Mentre faccio qualche foto, in trincea è una Caporetto. Ingoiamo tutti il boccone amaro della sconfitta, serriamo i ranghi e ci prepariamo al peggio. La seconda giornata di fatica volge al termine. Usciamo sfiniti dal palazzetto. Le orecchie mi fischiano e i muscoli mi fanno male come se avessi abbattuto un muro a colpi di martello pneumatico per tutto il giorno. Il taxi mi scarica davanti a un nuovo centro commerciale, Amoreiras. Entro e aspetto il resto della batteria MILANIMAL seduto davanti a uno spiedo di picanha. In un paio d'ore siamo fuori di lì a stomaco pieno. Io mi fiondo in camera a velocità supersonica. Auri, Oliva, Josto e il Fudo fanno le ore piccole seduti al banco del bar dell'Ibis davanti a un chilo abbondante di noccioline salatissime e a una ventina di birre calde e scadenti.
Sabato, 29/1
Sveglia presto e colazione al volo. Un cappuccino alla cannella bollente e un pastel de nata freddo mi danno il buongiorno. In meno di mezz'ora sono di nuovo operativo al palazzetto. E' il giorno dei veterani: Oliva, Auri, Luca, Edo e Rostok. Sono un po' teso. Il contorno è sempre lo stesso. Odore di canfora e puzzo di sudore. Urla da ogni direzione. Sembra sia esplosa una granata su una nave da crociera. Tutti corrono. Sempre le stesse facce. I ragazzi fanno del loro meglio. Auri se ne torna a casa con la medaglia e il braccio entrambi al collo e mentre noi ci godiamo il volo di rientro chiacchierando come zitelle, Edo decide di restare sul campo di battaglia per portarsi a casa, ancora una volta, una medaglia sudata. Missione data, missione compiuta.

domenica 16 gennaio 2011

Megaton, Abu Dhabi Pro e Sandrino.

Le prossime settimane si riservano ricche di appuntamenti per MILANIMAL. Campionati in vista, lezioni collettive e seminari presso la sede centrale milanese.

  • Mercoledì 19/1 e giovedì 20/1 saliranno sul tatami di MILANIMAL per fare lezione Wellington "Megaton" Dias - allievo di Royler Gracie e cintura nera di jiu-jitsu dal 1985, già salito sul podio dell'Europeo, del Panamericano e del Mundial quasi una ventina di volte - e la figlia Mackenzie che solo nel 2010 ha vinto Europeo, Rio Open, Mundial Gi e No-Gi, Sudamericano e Panamericano. Le lezioni inizieranno alle 13,00 e alle 20,00. Il costo sarà di 10 euro a lezione per ogni iscritto a MILANIMAL ASD - per saperne di più e iscriversi ora basta cliccare qui!! - e 15 euro per tutti gli altri. Sarà un'ottima occasione per vedere e fare dell'ottimo jiu-jitsu!!
  • Alla fine di gennaio, come tutti gli anni, MILANIMAL si muoverà in massa verso il Complexo Municipal do Casal Vistoso per il Campeonato Europeu Open de Jiu-Jitsu, ad oggi l'unica - ancora!! - manifestazione ufficiale della IBJJF in Europa. Poco da dire su un classico del jiu-jitsu nel Vecchio Continente: campionato caro ma ben organizzato!! Forse l'unica - ma doverosa!! - pecca è stata, quest'anno, quella del MEMBERSHIP ID per le cinture nere per cui ogni faixa preta avrebbe dovuto mandare alla sede centrale dell'organizzazione, in tempo utile per l'iscrizione all'evento, una serie di documenti per farsi riconoscere il proprio grado!!
  • Abu Dhabi Pro World Trials è un circuito, molto simile a quello professionistico del surf, che da un anno a questa parte ha riempito il calendario di eventi particolarmente interessanti. Mentre scrivo si è appena svolta la prova portoghese - aperta a tutti!! - che ha visto protagonisti diversi atleti italiani. Le prossime gare utili, qui in Europa, saranno il 12 febbraio a Varsavia e il 26 marzo a Londra. MILANIMAL ha già fatto i biglietti per la Polonia. Ricordo a tutti che occorre iscriversi entro il 31/1 sul sito WPJJC.eu per poter partecipare al campionato.
ATTENZIONE!! Per tutti gli atleti MILANIMAL è obbligatorio essere iscritti all'ASD per poter partecipare all'attività agonistica. Chi ancora non avesse provveduto al pagamento della quota associativa lo faccia al più presto. Per saperne di più e iscriversi ora basta cliccare qui!!
  • L'ultimo appuntamento - e non per ordine d'importanza - sarà sabato 19 febbraio. Un allenamento davvero speciale con Sandrino Tomei, talento del jiu-jitsu italiano ormai di stanza da anni a Rio de Janeiro presso l'accademia di Ricardinho Vieira, pluricampione mondiale e pioniere di quello stile "fast and loose" che tanto si è visto negli ultimi mondiali tra i lottatori più leggeri. Per me sarà l'occasione di riabbracciare un amico con cui ho condiviso momenti felici e tanta fatica. Benvenuto, Sandrino. A breve tutti i dettagli.

sabato 1 gennaio 2011

HOME vs VISITOR

Chiuso il periodo dei bagordi di fine anno e delle libagioni natalizie, mi tocca fare il punto sull'ultimo MILANO CHALLENGE e i prossimi appuntamenti agonistici di rilievo.
Anche quest'anno, l'ultimo sabato di novembre, si è consumata l'edizione del torneo milanese di jiu-jitsu brasiliano coordinata e supportata da MILANIMAL. Prima di fare commenti o snocciolare numeri, ringrazio personalmente tutti gli atleti accorsi sabato 27 novembre 2010 al Palaiseo, gli arbitri tutti, i ragazzi dell'organizzazione - impeccabili dal primo all'ultimo istante -  e Francesco, Tiziana, Daniele e Germano, addetti alle foto e ai video che a breve saranno online.
I trecentoventinove iscritti dell'ultima edizione basterebbero a segnare in modo indelebile il successo di questo campionato, filato liscio dall'inizio alla fine. Ottimo jiu-jitsu sulla materassina e gran tifo sugli spalti. Su tutti ancora due nomi, Luca Anacoreta e Simone Franceschini. Giovani, bravi e, più di ogni altra cosa, educati!! Ancora bravi..

WORLD PROFESSIONAL JIU-JITSU TRIALS: il modulo è molto bello, simile al circuito surfistico. Diversi trials sparsi per il mondo, divisi in eventi 3, 4 o 5 stelle in base all'importanza, al probabile afflusso di teste di serie e alle premiazioni. I prossimi raggiungibili dall'Italia senza spese folli sono a Lisbona a metà gennaio e a Varsavia un mese dopo. A fine marzo si aggiunge anche Londra. Consiglio a tutti di contattare direttamente gli organizzatori prima di preparare la trasferta.

Portugal - Lisbon
5 Stars
15 January 2011
Organizer contact: zemarcello@mac.com


Poland - Warsaw
5 Stars
12 February 2011
Organizer contact: kuba@mantofight.com


UK - London
5 Stars
26 March 2011
Organizer contact: zemarcello@mac.com

EUROPEAN OPEN JIU-JITSU CHAMPIONSHIP: campionato sotto l'egida della IBJJF. Una vecchia conoscenza del jiu-jitsu europeo. Un buon campionato, ben organizzato e, forse l'unico, a dare la giusta visibilità mediatica agli atleti. Troppo caro sicuramente. Unica novità: da quest'anno nuova procedura di identificazione per tutte le cinture nere.

domenica 7 novembre 2010

MILANO CHALLENGE 2010

Mancano tre settimane scarse al prossimo MILANO CHALLENGE. Incrocio le dita e spero che tutto vada per il meglio. Come pianificato. Otto ore di sano jiu-jitsu su tre aree di gara. Atleti. Arbitri. Insegnanti. E spettatori. Tutti con l'unico obiettivo di fare bene e divertirsi.
Le iscrizioni scadranno venerdì 19 novembre 2010 alle ore 23,59 e, anche per quest'anno, sarà possibile partecipare solo compilando il modulo online.
Lascio qui di seguito qualche link utile:

domenica 26 settembre 2010

L'emigrante. - EPILOGO

Ho trentadue anni. Sono passato per le scuole elementari, quelle medie, un buon liceo scientifico e ho concluso il tutto al Politecnico di Milano. Ho un buon lavoro, una famiglia e sono sereno. Mi piace starmene, di tanto in tanto, due giorni fuori casa, mangiare al ristorante un'insalata asfittica da trenta franchi, dormire in una scatola di plastica al terzo piano di un hotel mediocre e spendere un centinaio di euro per fare la pantomima di Kurosawa in Sugata Sanshiro. Quelli passati così sono giorni epici, che la memoria, nemmeno invecchiando, avrà modo di cancellare dai ricordi più belli.
Gli amici, la fatica, le risate.
La maggior parte dei miei compagni di viaggio risparmia tutto l'anno lesinando ogni centesimo per poter rompere il salvadanaio a fine stagione e permettersi una trasferta all'altro capo del pianeta Terra.
Grazie al cielo la situazione del jiu-jitsu mondiale è migliorata. E di molto. Fino al 2006 i campionati mondiali si tenevano al Tijuca Tennis Club, uno dei tanti prefabbricati decrepiti di Rio invaso per un weekend dal puzzo di sudore, canfora e pão de queijo. Lottatori che nell'arco di una giornata svestivano il kimono per diventare massaggiatori sugli spalti o ambulanti tra Conde de Bomfin e Heitor Beltrão. Oggi, la mecca dei fedeli dell'arte suave sta a Long Beach in California. Fuori dallo stadio i lay BoyZ, i Chicos MaloS, i MalDitoS, gli Stoners, i Tiny Locos e i DuKeS si divertono a impiastrare i muri e a tirarsi qualche colpo di rivoltella a tradimento e dentro per quattro, cinque giorni all'anno si danno battaglia, vestiti solo di una cintura, una giacca e un pantalone di cotone grezzo, migliaia di intrepidi da tutto il mondo.
Si è fatto di tutto e ancora oggi si lavora a pieno regime per dare dignità ad uno sport bellissimo e nobile come il jiu-jitsu brasiliano.
Iscrizioni online, DVD e registrazioni di una fattura ormai professionale, buona copertura mediatica, precisione e puntualità nello svolgimento dei tornei.
Arrivato a questo punto della mia riflessione, però, mi fermo e mi faccio qualche domanda.
  • Salire sul tatami, combattere e, nella migliore delle ipotesi, vincere vale gli ottanta, cento euro che ogni atleta deve cacciare di tasca sua?
  • A livello locale, ovvero nel caleidoscopio dei diversi tornei nazionali, gli standard qualitativi restano gli stessi o ogni organizzatore si arroga il diritto di gestire la questione a modo suo?
  • Sarà possibile, mi auguro in un futuro molto prossimo, ridurre o addirittura abolire la tassa ingiusta dell'iscrizione?
    Per trovare le risposte, ripasso la mia storia a spanne. Cerco spunti.
    Ho iniziato a fare judo nel 1983. Il primo campionato, sempre di judo, ai Giochi della Gioventù nella stagione 1989/1990. In pratica, preistoria. Vado avanti così fino al 1999. Vedo i primi VHS - all'epoca non esistevano ancora i dvd - scoloriti. Vovchanchyn, Mark Kerr, Josè Pelè Landì, Johil de Oliveira e un Wanderlei ancora dalle sembianze umane sono i protagonisti. Conosco Federico Tisi. Inizio a fare jiu-jitsu. Nel 2009 organizzo il mio primo campionato qui a Milano.
    Ce n'erano già stati diversi in Italia. Alcuni gestiti in modo impeccabile, altri meno.
    Col MILANO CHALLENGE mi sono proposto di dare dignità e visibilità agli atleti, la categoria più povera dello sport. Spesso giovani e con pochi spiccioli da spendere.
    Primo campionato a gestire le iscrizioni online. Primo ad avere un cronogramma dettagliato.
    Tolto un ritardo di mezz'ora il campionato è filato liscio dall'inizio alla fine. Circa duecentocinquanta atleti iscritti. Personale competente e arbitri tutti formati da Alvaro Mansur, direttore tecnico dei giudici al Mundial. Regolamento ufficiale della Federazione Internazionale di Jiu-Jitsu Brasiliano tradotto in italiano sul sito della manifestazione. Per tutti. Software per la scelta e selezione dei gironi. Niente maneggi o aiutini al compagno di banco. Nessun titolo mondiale, europeo, intercontinentale o altro in palio. Semplicemente un buon torneo secondo le regole ufficiali del jiu-jitsu brasiliano.
    Nessun atleta, secondo il mio modesto avviso, dovrebbe pagare più di una quota minima per partecipare a una manifestazione sportiva. Purtroppo però le strutture federative di supporto sono carenti e l'incognita che l'organizzatore si trova ad affrontare lo obbliga ad alzare questa orribile gabella. Niente, però, può giustificare un costo così alto da arrivare a toccare i prezzi proposti oggi. Scrivo una settimana dopo aver partecipato a un campionato in cui, per ottanta euro d'iscrizione, manco sono riuscito a sapere con chi e quando avrei lottato dodici ore dopo. In cui, nonostante le iscrizioni fossero chiuse da tempo, bastava essere amico di Tizio, Caio o Sempronio per presentarsi lì la mattina, cambiarsi e lottare. Tutto questo forse solo perchè all'intestazione del torneo si è aggiunto l'aggettivo "europeo"!!
    Incredibile!!
    Carlinhos Gracie si è comprato due ville in Brasile e credo se ne stia facendo - se non se l'è già fatta! - una in California con i soldi delle centinaia di migliaia di lottatori che per fregiarsi di un titolo e inseguire un sogno sono disposti a vuotarsi le tasche, ma almeno lui restituisce precisione e competenza. Ma gli altri?! E' sempre così?! Purtroppo no. Ne ho - abbiamo, per chi c'era - avuto la conferma la settimana scorsa.
    Mi chiedo perchè, anzichè tassare gli atleti, non si provano a spremere di più le tasche degli sponsor?! Boh..
    Mi piacerebbe poter fare qualcosa per quei ragazzi che hanno fatto le vacanze a Ostia o sul Ticino per andare a combattere oltre oceano..
    ..e ce ne sono!!

    martedì 21 settembre 2010

    L'emigrante.

    L'emigrante quando si mette in marcia lo fa sempre con l'intenzione di raggiungere un luogo più accogliente e forse felice di quello che sta lasciando. Parte con il necessario, contando solo su pochi risparmi e la grande forza di volontà. E' sereno ma determinato. Cerca fortuna.

    Venerdì 17 Settembre 2010 h. 19,00 - Milano, P.ta Venezia
    Partenza in macchina alla volta dell'ennesimo Ibis Hotel. Questa volta in una zona periferica di Ginevra immersa tra luci al neon di Doner Kebab e bistrot decrepiti che ormai hanno dimenticato da generazioni le loro origini francesi. Ludacris, Eminem e JaRule strillano a pochi centimetri dalle mie orecchie per tutto il viaggio. Trovo pace tra le pagine di "Mia è la vendetta" di Bunker.

    Venerdì 17 Settembre 2010 h. 23,00 - Ginevra, Rue de Chancy
    All'ingresso dell'hotel Aziz o forse Adif, in qualità di addetto tuttofare, si presenta come nemmeno Higgins avrebbe accolto Magnum se fosse tornato con la Ferrari 308 GTS di Robin Masters accortocciata nel taschino della giacca al posto della pochette. E' incazzato nero. Me la cavo lasciandogli la carta di credito. Saluto la banda di disgraziati che come me si è imbarcata in questo Vietnam e salgo al secondo piano. Stanza 233. Un letto matrimoniale, un bagno, io e Luigi. Agli altri non è andata meglio. Stessa storia. Cambiano solo i nomi dei protagonisti: Edo e il Fudo. Non osiamo tornare alla reception per protestare.

    Sabato 18 Settembre 2010 h. 9,00 - Ginevra, Rue de Chancy
    Colazione continentale in hotel. 15 euro. Partenza per Morges. Approssimativamente 60 chilometri. Una quindicina di italiani in marcia distribuiti su tre macchine.

    Sabato 18 Settembre 2010 h. 10,30 - Morges
    Entro nel palazzetto e mi trovo davanti un polacco che sembra un frigorifero doppia porta, di quelli che si vedono solo nelle case americane dei telefilm, vestito di una maglia la cui scritta a caratteri cubitali "BRAZILIAN JIU-JITSU" fa capire bene che non è lì per caso. I suoi occhi mi seguono per dieci minuti, come se da un momento all'altro volesse scaraventarmi al piano di sotto. Ho giusto il tempo di accuciarmi in un angolo con il resto del mio branco e mi accorgo che non è da solo. Ce ne sono almeno una trentina e tutti fanno la stessa cosa. Guardano in cagnesco il primo che gli si para davanti. Senza motivo e soprattutto, nel mio caso, senza distinzioni di taglia o peso.
    Nel frattempo non si è mossa una foglia. Niente mi fa pensare che in quel posto e a quell'ora si sarebbe dovuto svolgere un campionato - addirittura "Europeo" - di jiu-jitsu. Sei aree di gara completamente vuote. Qualche foglio attaccato con il nastro adesivo sul muro vicino ai bagni è l'unico segno di una battaglia che tarda a cominciare.

    Sabato 18 Settembre 2010 h. 12,30 - Morges
    Si aprono i cancelli e i tori iniziano a correre per le vie della città. Solo a fine giornata si conteranno i feriti ma finalmente il 2° Campionato Europeo della Federazione Svizzera di Jiu-Jitsu inizia. Io e Mezzochilo, approfittando dell'entusiasmo degli organizzatori, chiediamo spiegazioni su quanto ci aspetterà il giorno seguente. La risposta è lapidaria: "Você vai saber sò na hora!!".

    Sabato 18 Settembre 2010 h. 20,00 - Morges
    La giornata di sport è finita. MILANIMAL si porta a casa due argenti e un bronzo con il Fudo, Edo e Luigi. L'entusiasmo annebbia per un attimo la vista come capita spesso a chi incautamente crede di fare un affare comprando a prezzi stracciati nelle piazzole di sosta degli autogrill. Ripasso a memoria tutti i dettagli del caso e mi accorgo che c'è qualcosa che non torna.
    Il prezzo di iscrizione al torneo era di 60 euro fino al 20 di agosto e di 80 euro fino al 10 di settembre. Io ho pagato 80 euro. Alcuni 60 euro pur essendosi iscritti oltre il 20 di agosto. Altri, pur non avendo pagato, hanno lottato e hanno ritirato la t-shirt commemorativa dell'evento. Altri ancora, addirittura, manco sono venuti in Svizzera e, con una semplice telefonata, scoperto l'inghippo, hanno delegato qualcuno per andare a ritirare a nome loro il "ricordino" della maglietta.
    Salgo in macchina e cerco di non pensare.
    Mi aspetta l'ultima cena ipocalorica.

    Sabato 18 Settembre 2010 h. 21,00 - Ginevra, Rue de Chancy
    Il posto è accogliente se non fosse per un pazzo vestito da torero che imbraccia la chitarra e grida come una scimmia a due metri da dove sto mangiando. Il repertorio è quello delle ballate gitane. Va dai Gipsy Kings al più moderno Juanes. Cameriera brasiliana. Bassa, finta bionda e con un naso che spicca su tutto. Cuoco andaluso. Basso e tarchiato. Dotato di una solida pancia da bevitore di birra. Avventori svizzeri. Vecchi, brutti e nostalgici. E poi noi. Ancora più brutti ma almeno giovani, forti e felici.

    Domenica 19 Settembre 2010 h. 10,00 - Ginevra, Rue de Chancy
    Seconda colazione all'hotel Ibis Genève Petit-Lancy. Altri 15 euro. Vista l'esperienza del giorno prima, mi muovo senza fretta. Mi faccio qualche domanda sulle sorprese che una giornata del genere può riservarmi. Ripenso alle ultime ventiquattro ore. Penso che Luigi nonostante abbia perso in semifinale dopo 4 incontri non può ritirare la sua medaglia di bronzo perchè l'editto del giorno prima sulle premiazioni sanciva un unico 3° posto. Difficile da dire ma il bronzo spetta solo a chi ha perso con il vincente di categoria. A differenza dello scorso anno. Penso che avrei potuto almeno risparmiare gli 80 euro dell'iscrizione se fossi stato un po' più intrepido. Alla fine mi arrendo, raccatto i miei bagagli e salgo in macchina. Sole. Fa caldo. Luigi guida come se fosse su una Subaru Impreza al Rally dei Mille Laghi. Il navigatore gracchia in sottofondo.

    Domenica 19 Settembre 2010 h. 11,00 - Morges
    L'odore di würstel di pollo, senape e cetrioli mi dice che siamo arrivati. Appena dentro vedo Ironmike.  Mi sorride e parliamo per una decina di minuti. Intanto penso al pachiderma del giorno prima vestito come Ozzy Ousborne che mi guardava digrignando i denti e mi ripeto in testa: "Un guerriero vero è in pace con se stesso. Sorride sempre." Per il resto, lo scenario è lo stesso del giorno prima. Un limbo di anime che si muovono senza meta. Non esiste un programma della giornata. Non trovo nulla nemmeno dove il giorno prima avevo visto qualche foglio appeso. Alcuni fanno i conti con l'orario del volo di rientro. Altri cercano informazioni come se fossero al fronte. Grazie a Dio la giornata finisce prima del previsto. Stringo la mano sul podio a John"Papajohn" Gorman, una specie di Sai Baba delle arti marziali. Un mezzo santone itinerante che avevo incontrato per la prima volta nell'estate del 2001 a Rio de Janeiro nell'ufficio di Carlinhos Gracie, oggi il Donald Trump del jiu-jitsu. Mi porto a casa una medaglia da un 1,99$. Sono insoddisfatto. Molto. Ho perso. Penso alle cose da fare. Nell'ordine: lavarmi, radermi e mangiare in un buon ristorante. Raggiungo gli altri zoppicando. Mi siedo in macchina e chiudo gli occhi.

    Domenica 19 Settembre 2010 h. 15,00 - Morges, Centre Ville
    Il dolore al ginocchio si placa per un attimo solo quando avverto un profumo intenso di patate al forno a pochi centimetri dal naso. Guardo il piatto e sento già esplodere in bocca il sapore dell'entrecote di manzo e del contorno. Il lago, la strada pulita, una fila ordinata di alberi e il prato così verde che avrebbe potuto ospitare la parata per la festa di San Patrizio, patrono d'Irlanda, sono solo una bella cornice. Per me lo spettacolo è tutto sopra la tavola. Secondo, dessert e caffè in poco più di mezz'ora. Pochi passi per arrivare alla macchina. Una sosta in pasticceria per comprare l'unico prodotto svizzero alla portata delle nostre finanze, il cioccolato, e siamo già sulla via del ritorno.

    Domenica 19 Settembre 2010 h. 21,00 - Milano, P.ta Venezia
    Silenzio. Sono a casa. Mi godo il mio cane, le ultime pagine di "Mia è la vendetta" e, finalmente, un pò di solitudine.

    lunedì 19 luglio 2010

    MILANIMAL ON BOARD: a.a. 2010/2011

    "Un uomo lo giudichi non da cosa tira su, ma da chi butta giù."
    Siamo agli sgoccioli. Ancora un paio di settimane e anche la tana chiude i battenti. E' sempre difficile fare un bilancio a fine anno. Disastri, vittorie, fatica. Tutto fa parte degli ultimi dodici mesi di lavoro vero, dove, di norma, per una legge naturale degli eventi, ad ogni successo fa sempre il paio un fracasso totale.
    Non amo molto raccontare quello che è stato, che cosa è successo. Chi c'era si è potuto godere lo spettacolo e quindi, per tirare la linea e scrivere il risultato, non ha bisogno che della sua stessa mano destra. Non serve di certo leggere il classico pamphlet autocelebrativo. Mi sembra che già Facebook, Twitter e surrogati simili facciano abbastanza per l'esaltazione dell'ego.
    Approfitto invece di quest'ultima pagina per parlare di cosa sarà di MILANIMAL per il prossimo anno accademico. Le novità e i buoni propositi, insomma.
    Primo. Lasceremo la nostra sede storica di TONIC per scavarci uno spazio tutto all'insegna del jiu-jitsu a pochi passi dalla vecchia sede. Orario denso di lezioni col kimono e senza. Uno spazio da non condividere con nessuno. Una vera e propria casa dove, per di più, dal prossimo anno, chiunque potrà trovare in vendita i kimoni STORM (..che MILANIMAL è felice di rappresentare!!) e diverse copie di Gracie Magazine, il "Nuovo Testamento" del jiu-jitsu brasiliano, ed inoltre tutto il merchandise ufficiale di MILANIMAL.
    Il trasloco verrà gestito nella maniera più agile e, a settembre, i vecchi abbonamenti TONIC verranno "rottamati" con dei nuovi abbonamenti dedicati, senza che nessuno debba ricominciare tutto dal principio dovendo buttare via soldi e tempo.
    A momento debito, su questo blog scriverò tutto quello che serve: nome, indirizzo e contatti. Per ora è certo solo che  queste due settimane di allenamento che ci separano dalle vacanze estive saranno le ultime in TONIC. Vita nuova.
    Secondo. Ogni buon affiliato MILANIMAL dovrà segnarsi in agenda due date per il prossimo anno. Sabato 27 novembre e il weekend dell'11,12 giugno. Il primo appuntamento sarà con la seconda edizione del MILANO CHALLENGE, la competizione che mi propongo di organizzare ogni anno con il supporto di tutta la comunità del jiu-jitsu italiano. La seconda data, invece, segnerà la prima vera festa MILANIMAL. Il proposito sarà quello di organizzare, con una cadenza annuale e sempre nello stesso weekend, una festa, aperta a tutti, in cui, oltre ai canonici riti dei passaggi di grado, si avrà modo di divertirsi e stare un pò insieme.
    Per il resto non ho molto altro da aggiungere.
    Mi rimetto al lavoro e restate in contatto.

    lunedì 26 aprile 2010

    Roma Jiu-Jitsu Challenge 2010

    Domenica 30 maggio 2010 si terrà la 4° edizione del Roma Jiu-Jitsu Challenge..all'indirizzo www.romajiujitsuchallenge2010.blogspot.com si trova il modulo per il pagamento online dell'iscrizione!!
    In bocca al lupo.. 

    domenica 21 marzo 2010

    Cronaca di un sabato da lottatori veri.

    Si è appena svolta l'ultima edizione del Torino Jiu-Jitsu Challenge, forse uno dei campionati di jiu-jitsu più longevi qui in Italia. Tre materassine effettive e brulicanti di atleti. Tre arbitri e uno staff di prim'ordine. Il palazzetto, sede anche dell'edizione dello scorso anno, è accogliente e si presta bene ad ospitare una manifestazione del genere. Io, come insegnante, mi ritengo molto soddisfatto dei miei ragazzi. Come al solito, alcuni hanno portato a casa una bella medaglia e altri, invece, si sono leccati solo le ferite. Tutti hanno lottato con tenacia, tecnica e rispetto. Si sono preparati seriamente e hanno sudato per arrivare sul tatami pronti!! A tutti loro, come al solito, vanno le mie congratulazioni. Da Junior, medaglia d'argento nella categoria OPEN e alla sua prima competizione nelle cinture marroni, fino alle ultime cinture bianche arrivate in palestra. Il sudore e la fatica sono le stesse per tutte le categorie di peso e senza distinzioni di grado.
    Esauriti i convenevoli e le questioni interne alla "familia", ne approfitto per fare alcune considerazioni. Pensieri liberi ma motivati sul regolamento, l'arbitraggio e gli ufficiali di gara. A mio avviso, l'articolazione più importante dello scheletro di un campionato di jiu-jitsu.
    Prima di tutto è necessario parlare delle regole del jiu-jitsu brasiliano sportivo. Non sono molte e si trovano facilmente in rete anche in una traduzione in italiano "Regole e regolamento. Guida al jiu-jitsu brasiliano sportivo per atleti agonisti e amatori." di un paio di anni fa. In quella trentina di pagine sono indicate tutte le regole di questo sport. Tutti i casi non menzionati in modo specifico, devono essere amministrati dall'arbitro a sua esclusiva discrezione. Sono indicati i punteggi. Le specifiche e le restrizioni sull'abbigliamento. Le sanzioni. E le restrizioni tecniche. In pratica, il regolamento abbraccia la maggior parte delle questioni tecniche, lasciando però da parte l'etica e l'educazione di arbitri stessi e lottatori.
    Per quanto mi riguarda, così nel jiu-jitsu come nella vita, le regole più importanti non credo si trovino scritte da qualche parte e credo facciano parte solo di una piccola parte della comunità. Sono l'onore, il rispetto e l'educazione.
    L'arbitro, per me, non solo ha il dovere di conoscere alla perfezione il regolamento e i suoi margini di applicabilità e quindi tutto quell'insieme di norme scritte che regola la "società del jiu-jitsu brasiliano sportivo", ma deve anche, direi soprattutto, tenere a mente tutto quell'insieme di regole non scritte, quei codici morali che possono decretare l'evoluzione o l'involuzione di una pratica sportiva.
    L'arbitro, in base al grado degli atleti che si trova a giudicare, deve porsi come obiettivo quello di tutelare l'integrità fisica dei due partecipanti, nel caso delle cinture più basse, o l'evoluzione tecnica di questo sport, nel caso delle cinture più alte. Mi spiego meglio. Arbitrare due cinture bianche o blu, vuol dire avere sul tatami due atleti che da poco calcano le materassine e il cui unico fine deve essere quello di testarsi in un campionato e ritornare ad allenarsi subito dopo in palestra. Questo, per me, si traduce in un'attenzione massima, il cui unico scopo non è tanto quello di assegnare nel modo più corretto i punti, ma quanto di evitare ad entrambi infortuni inutili - che possono allontanarli definitivamente da questa pratica sportiva!! - e di educarli ad una pratica sportiva eticamente corretta. Avere, invece, davanti due cinture marroni o addirittura nere, vuol dire avere a che fare con un atleta fatto e finito, conscio dei rischi che corre in determinate posizioni e ligio all'unico dovere di combattere fino alla fine per vincere. In questo caso, l'arbitro è una comparsa silente che non ha il dovere morale di tutelare nessuno. Scegliere tra un braccio rotto e una medaglia, ora, è compito dell'atleta e non più suo.
    Questo per me vuol dire essere un buon arbitro.
    Non è solo questione di regole.
    Le regole affondano le loro radici nell'educazione. Dei partecipanti e dei giudici. Chi veste un kimono e sceglie di andare a combattere dovrebbe sempre ricordarsi che una condotta morale disdicevole non solo pregiudica il suo successo, ma getta fango sul nome della sua accademia, del suo Maestro e, secondo me ancora più grave, sui suoi compagni d'allenamento.
    Queste regole, non scritte, non so dove o come s'imparino. Non so esattamente quante siano. Ma so che sono fondamentali per la crescita di questo sport. E non solo.
    Ho conosciuto cinture nere che non sapevano nemmeno della loro esistenza e cinture bianche, anzi blu da poco, che meglio di chiunque altro le onorano tutti i giorni..
    Bravo, Loris..

    mercoledì 24 febbraio 2010

    TORINO JIU-JITSU CHALLENGE 2010

    DOVE e QUANDO
    Il torneo si svolgerà sabato 20 Marzo 2010 in Via Plava, 66 a Torino.
    L’inizio del torneo è previsto per le ore 10:00, mentre le operazioni di completamento dell’iscrizione si apriranno alle ore 8:30 e si chiuderanno improrogabilmente alle ore 09:45!!

    REGOLAMENTO
    Verrà applicato il regolamento ufficiale della Confederazione Brasiliana e della Federazione Internazionale di Jiu-Jitsu Brasiliano attualmente in vigore!!
    Clicca qui e leggi il regolamento tradotto in italiano!!

    Categorie di Cintura e di Peso
    Il torneo è aperto ad atleti di sesso maschile e femminile cintura bianca, blu, viola e marrone..
    Gli atleti verranno suddivisi secondo la seguente lista che indica il peso dell’atleta immediatamente prima della sua prima lotta con indosso il kimono che userà in gara:

    Categorie di peso maschili:

    Gallo - Fino a 57.5 kg
    Piuma - Fino a 64 kg
    Super Piuma - Fino a 70 kg
    Leggeri - Fino a 76 kg
    Medi - Fino a 82.3 kg
    Medio Massimi - Fino a 88.3 kg
    Massimi - Fino a 94.3 kg
    Super Massimi - fino a 100,5 kg
    Over - oltre i 100,5 kg
    ASSOLUTO - nessuna distinzione di peso

    Categorie di peso femminili :

    Piuma - Fino a 53.5 kg
    Pena - Fino a 58.5 kg
    Leggeri - Fino a 64 kg
    Medi - Fino a 69 kg
    Medio Massimi - oltre i 69 kg
    ASSOLUTO - nessuna distinzione di peso

    ATTENZIONE: tutti i partecipanti al torneo dovranno presentare al momento dell’iscrizione :

    1. certificato medico agonistico in forma originale per la pratica sportiva.

    2. tesseramento presso un qualsiasi ente di promozione sportiva italiano. (Clicca qui per il tuo tesseramento annuale a MILANIMAL A.S.D.!!)

    In nessun caso verrà ammesso al torneo l’atleta che non presenterà tale documentazione al momento dell’iscrizione!!
    Le iscrizioni vanno effettuate sul sito www.torinochallenge.bjjtorino.com entro e non oltre la mezzanotte del giorno martedi 16 marzo 2010.
    Eventuali cambiamenti e/o errori nell’iscrizione vanno comunicati via email all'indirizzo email info@torinochallenge.bjjtorino.com entro il 16 Marzo 2010.
    L’iscrizione all’assoluto avverrà il giorno della gara.
    Non sarà disputato l’assoluto per la categoria delle cinture bianche.

    La quota di iscrizione alla gara è di 30 euro. Il versamento della quota avverrà il giorno della competizione tra le ore 8:30 e le ore 9:30.
    Ogni atleta riceverà una t-shirt dell’evento.

    giovedì 11 febbraio 2010

    Ary "Lil Prodigy" Farias

    Il suo maestro è un certo Ricardinho Vieira, e si vede. Ary Farias è una cintura marrone della CheckMat e, a soli 21 anni, è tutt’altro che un astro nascente dell’Arte Suave. Oramai è una realtà: vince sempre e il suo Jiu-Jitsu è classe pura!!
    La sua categoria è Pena (-70 kg) e quando lotta il suo unico obbiettivo è quello a cui tutti i pesi leggeri dovrebbero essere orientati ogni volta che mettono un piede sulla materassina: arrivare il più presto possibile alla schiena!!
    Era anche a Lisbona, ha lottato e, guarda caso, anche lì ha vinto la sua categoria.
    Qui di seguito posto un paio di video e, tanto per capire di che tipo di extraterrestre stiamo parlando, il suo curriculum:

    2005 Campione mondiale Juvenil CBJJ
    2005 Campione Juvenil Copa do Mundo CBJJO
    2006 Campione mondiale Juvenil CBJJ
    2006 Campione Juvenil Copa do Mundo CBJJO
    2007 Campione mondiale Adulto CBJJ
    2007 Campione Adulto Copa do Mundo CBJJO
    2008 Campione mondiale Adulto CBJJ
    2008 Campione Sudamericano CBJJ
    2009 Campione mondiale Adulto CBJJ
    2009 Campione Europeo Adulto CBJJ
    2009 Campione Panamericano CBJJ
    2010 Campione Europeo Adulto CBJJ
    11 volte Campione Brasiliano CBJJ e CBJJO


    domenica 7 febbraio 2010

    La famiglia prima di tutto..

    Anche se inizialmente potrà sembrarlo, questo non è un post sull’Europeo. Tutt’altro. A parlare delle lotte, delle medaglie, di chi, insomma, si è messo in gioco andando a competere ci penserà, se vorrà, il Mestre. Non sono certo io a doverlo fare. Questo vuole solamente essere un post sugli stati d’animo che una vittoria, o una sconfitta, possono generare in noi e su quanto le nostre reazioni, se non ragionate, possano essere pericolose per noi e per la nostra squadra.
    Per farlo avrò bisogno di un esempio, e visto che giudizi non amo darne su nessuno, dovrò partire da me stesso.
    Della lotta, ripeto, è inutile parlarne. L’unica cosa che serve sapere è che ho perso. Oggi, a 7 giorni dal campionato, la mia testa è ancora un flusso di pensieri e recriminazioni in continuo movimento: “potevo fare così, ho sbagliato a girarmi da quel lato, ho mollato la presa quando non dovevo” ecc ecc. Una volta sceso dal tatami mi sono venute le lacrime agli occhi, il mio unico pensiero è stato: “due ore e mezzo di Jiu-Jitsu tutti i giorni tranne lunedì e sabato, quando oltre all’allenamento canonico mi sparavo anche un’ora e mezza di preparazione atletica, per venire qua e dopo 7 minuti andare a farmi la doccia. Tanti sacrifici per niente!!”.
    Tutti noi sappiamo cosa significa non vedere ragazza e amici per settimane e dividere la propria giornata tra lavoro e tatami. Uscire di casa alle 7.00 di mattina per rientrarci alle 22.30 e non avere neanche la forza di cucinare. Ma è proprio pensare cose come: “era meglio non venire” o “tanta fatica per nulla” che fa male non solo a noi ma, di riflesso, a tutti i nostri fratelli. Non c’è nulla di più sbagliato e mi scuso sinceramente per averlo pensato anche solo per un minuto. Essere triste per la propria sconfitta significa non riuscire a gioire per le vittorie degli altri, non incoraggiare uno dei tuoi quando tocca a lui; significa non sforzarsi di capire davvero quali punti deboli quella sconfitta ha messo a nudo e, di conseguenza, non mettersi al lavoro quanto prima. Niente, di ciò che viene fatto in palestra, è lavoro sprecato.
    Di contro, anche le vittorie andrebbero, secondo la mia personale opinione, gestite nel modo giusto. Nessuna medaglia dovrebbe autorizzare qualcuno a inondare di critiche un compagno d’accademia perché ha perso o a riempire di consigli, spesso neanche utili, un lottatore più esperto solo perché anche lui, a differenza vostra, non ha fatto risultato. Le medaglie non sono niente, mentre la stima e l’affetto di quelli senza i quali tu non avresti imparato nulla sono il tuo pane.
    Ogni tanto occorre riconsiderare tutti i fattori che compongono un campionato: l’abilità tecnica, la preparazione atletica, ma anche la fortuna e la condizione mentale con cui, quel giorno, saliamo sulla materassina. In fondo, la vittoria e la sconfitta corrono sullo stesso binario, solamente a correnti alternate. L’amicizia e il sentirsi tutti parte della stessa famiglia no, quelli ci devono essere sempre. Ragion per cui, non giudichiamo inutilmente e diamo consigli solo se siamo, su quello specifico argomento, in grado di farlo. Tanto, per dirci cosa si deve fare in determinate situazioni e cosa invece abbiamo sbagliato c’è una persona apposta che, non a caso, è l’unica cintura nera dell’accademia.

    giovedì 4 febbraio 2010

    Campeonato Europeu 2010: PRO & CONTRO

    Sono da poco terminati i Campionati Europei Open di Jiu-Jitsu Brasiliano e il piccolo esercito MILANIMAL di stanza al Complexo Municipal do Casal Vistoso è ritornato alla base operativa di Milano..come al solito, alcuni si sono tolti la soddisfazione di portare a casa una bella medaglia..ad altri, invece, è rimasta solo la magra consolazione di potersi leccare le ferite..inutile fare nomi, cognomi e perdere tempo nella lunga lista dei vincitori..basta visitare il sito ufficiale della CBJJ per scoprire chi è salito sul gradino più alto del podio..l'importante, nella battaglia, è essere sempre in prima linea!!
    Fatti quindi i debiti complimenti a tutti i partecipanti, mi permetto di lasciare qui di seguito qualche commento, e anche qualche critica, al più importante evento sportivo di jiu-jitsu brasiliano del Vecchio Continente:

    • Per la prima volta in assoluto ho visto una schiera di italiani così folta presentarsi alle porte del Complexo Municipal do Casal Vistoso..non solo lottatori di accademie affermate come Tribe Jiu-Jitsu, MILANIMAL, Nova Uniao e Rogerio Olegario Jiu-Jitsu Team ma anche di piccoli - ma seri!! - gruppi come quello del mio amico Matteo Piran di Clan Italica a Pavia, di Fight Family ad Ancona e della "nuova" Alliance Italia!! Ottimo segno per il futuro di questo sport..
    • Purtroppo ho dovuto assistere anche quest'anno a degli errori arbitrali non degni di una manifestazione di questa portata..più spesso nelle cinture bianche, blu e viola..molto meno, anzi quasi assenti, nelle marroni e nere..la mia domanda a questo punto è: "Perchè non rendere gli arbitri dei veri e propri professionisti del settore?!" In effetti, pur avendo partecipato a due corsi di arbitraggio con Mestre Alvaro Mansor, non ho ancora capito con quali criteri vengano scelti i giudici, se vengano retribuiti ufficialmente - ..ovvero pagando, come da regola, le tasse sui loro ingaggi!! - e qual sia il loro cursus honorum, il loro percorso di formazione!! Non vorrei che, ad oggi, il banco di prova per un neofita dell'arbitraggio fosse proprio tra due cinture bianche, blu o viola al loro primo incontro all'Europeo.. Ne resterei molto deluso..
    • A mio avviso, oggi, il peggior nemico del jiu-jitsu è il suo stesso regolamento!! I vantaggi stanno al jiu-jitsu, come un pallone che va a schiantarsi sulla traversa o su un palo ad una partita di calcio!! "Sarebbe quasi-gol?! Fatemi una cortesia personale, voi Signori del jiu-jitsu mondiale, abolite i vantaggi!!"
    • Visti gli incassi record - ..i conti tornano in fretta!! ..tra i 90 e i 100 euro ciascuno d'iscrizione!! - delle ultime edizioni degli eventi ufficiali della International Brazilian Jiu-Jitsu Federation, perchè non trasmettere gratuitamente in streaming e dal vivo almeno le finali delle cinture nere?!
    • Non credo di essere l'unico a pensare che la categoria "cintura nera adulto" sia l'elite del jiu-jitsu mondiale..il motivo per cui tutti si resta fino alla fine al campionato a bocca aperta ad aspettare le finali..è una vergogna che gli incontri più belli si determinino con una semplice stretta di mano tra due atleti magari della stessa squadra!! Ogni squadra, a mio avviso, dovrebbe avere l'obbligo di presentarsi con un solo candidato per ogni categoria di peso..

    giovedì 7 gennaio 2010

    MILANO CHALLENGE: Photos Preview


    Finalmente sono online le foto dell'ultimo MILANO CHALLENGE..ringrazio Daniele Pieroni, l'unico fotografo a cui è stato permesso di calpestare le materassine del campionato..sul sito ufficiale di MILANO CHALLENGE trovate tutto..e arrivederci alla prossima edizione!!

    lunedì 30 novembre 2009

    Una settimana di lavoro duro..

    E' stata una settimana dura..
    ..di lavoro duro..
    ..è iniziata venerdì scorso qui a Milano!! Davide Garavaglia ha dato battaglia per 8 minuti a Bernardo Serrini..si sono presentati tutti e due in forma..l'incontro seguiva le regole del jiu-jitsu brasiliano imposte dalla IBJJF e non esistevano limiti di peso..quello che in Brasile avrebbero chiamato "luta casada"!! Arbitro e allenatore..due mestieri che non vanno molto d'accordo..ma sul tatami, per il sacro rispetto che provo nei confronti dell'"arte suave", ho cercato di fare il mio dovere nel migliore dei modi..ha vinto Bernardo..per 2 punti!!
    Ho riposato sabato e domenica..per modo di dire..perchè ero già pronto alla sfida del prossimo fine settimana!!
    ..MILANO CHALLENGE..
    ..l'idea di organizzare un campionato di jiu-jitsu a Milano è nata un annetto fa circa..si è fatta strada piano piano..e, dopo mesi di lavoro quotidiano, è diventata realtà!!
    Non ho voglia di parlare troppo di questo campionato per evitare il classico soliloquio autoproclamativo, lascio parlare i numeri..

    • 230.. Sono gli iscritti alla prima edizione!! Superate abbondantemente le migliori aspettative e superato ogni record (..se così si può parlare!!) di affluenza ad un qualsiasi campionato mai organizzato qui in Italia di grappling, jiu-jitsu o altro di affine!!
    • 24.. Sono le iscrizioni rifiutate perchè pervenute oltre il tempo limite..l'organizzazione rinuncia a 720 euro pur di mantenere fede a quanto promesso ad atleti e insegnanti..il rispetto per gli atleti e per chi segue le regole è sacro!!
    • 29.. Sono i membri dello staff di MILANO CHALLENGE 2009..divisi tra arbitri, membri della giuria, cronometristi, operatori video, un fotografo e un fonico..quasi tutti alla loro prima esperienza in assoluto ma puntuali e precisi come pochi altri abbia mai visto!!
    • 11.. Sono le ore di filmati registrati dalle 3 telecamere presenti alla manifestazione..tutte le finali e tutti gli incontri delle cinture viola e marroni..più le interviste fatte ad alcuni degli atleti in gara!!

    Posso semplicemente ritenermi soddisfatto di questa settimana di duro lavoro..
    Ringrazio gli atleti, gli allenatori e tutti i membri dello staff..
    ..e adesso mi godo un pò di sano riposo!!

    P.S.: per foto, video e aggiornamenti continuate a visitare il sito di MILANO CHALLENGE all'indirizzo www.milanochallenge.com!!

    lunedì 16 novembre 2009

    100%

    Certe volte, a fine allenamento, mi viene naturale pormi una domanda a cui solo in pochissimi casi riesco a dare la risposta che vorrei, invece, poter dare tutte le volte. Studio le tecniche della settimana, le provo, e infine faccio le mie 3, 4 o 5 lotte. Ed è proprio al termine della sessione di sparring che, ultimamente sempre più spesso, mi viene da chiedermi: ho dato tutto ogni minuto?? Sono davvero esausto o avrei, alle 9.30 di sera, ancora le forze per fare altro??
    Domande a cui spesso non posso rispondere in maniera affermativa, recriminandomi di non aver fatto abbastanza per arrivare preparato a dovere al campionato più vicino, dove sconti non se ne fanno e dove, soprattutto, una lotta sembra equivalga, come fatica e intensità, a 3 o 4 di quelle che abitualmente si sostengono in accademia.
    E così mi rendo conto che troppe volte in passato, una volta finito l’allenamento, ho mangiato qualcosa velocemente al bar della palestra per poi uscire con gli amici e magari tirare anche tardi; che troppe volte ho avuto l’energia di non rientrare a casa immediatamente con l’unico obbiettivo di mangiare le cose giuste e mettermi a dormire; che troppe volte un concerto o una serata particolare mi hanno tenuto lontano da un obbiettivo che da 4 anni a questa parte è per me fondamentale: fare un buon jiu-jitsu e dimostrarlo in gara.
    Ma ciò che più mi ha aiutato a migliorare sotto il punto di vista di quello che per me è semplicemente il corretto “approccio mentale” di un agonista all’allenamento quotidiano, è stato proprio pormi ogni santo giorno quella fatidica domanda.
    Possiamo mentire a tutti, ma non possiamo mentire a noi stessi. E ognuno di noi sa bene se, lottando con qualche compagno di allenamento, si è riposato quando non doveva, fregandosene del fatto che l’altro ne potesse giovare. Se, approfittando del divario tecnico con una cintura inferiore, ha aspettato pigramente l’errore dell’altro invece di “costruire” passo dopo passo il proprio ribaltamento, passaggio o finalizzazione. Se, insomma, non ha lottato minuto su minuto, centimetro su centimetro, pensando che tanto quello fosse solo un banale allenamento, non la gara, e che quindi fosse lecito mollare il colpo.
    Dopo quattro anni di pratica e numerosi campionati, solo negli ultimi tempi ho capito che se si molla il colpo in allenamento lo si mollerà anche in gara. E oggi, proprio grazie a quella domanda ricorrente, a casa ci arrivo con appena la forza di girare le chiavi nella toppa, faccio le scale, raggiungo il letto, e mi addormento esausto ma soddisfatto. Consapevole che aver dato il 100% adesso sarà solo un punto a mio favore dopo, quando sconti non se ne faranno..

    venerdì 6 novembre 2009

    MILANIMAL A.S.D. e MILANO CHALLENGE

    Lascio qui di seguito una lettera che io stesso, Presidente di MILANIMAL A.S.D., ho scritto in merito all'organizzazione dell'evento in programma a fine mese qui a Milano:
    In qualità di Presidente dell’Associazione Sportiva Dilettantistica responsabile dell’organizzazione del MILANO CHALLENGE, mi sento in dovere di spiegare la scelta, come unica forma di pagamento della quota di partecipazione al campionato, di usare i servizi online di PayPal.
    Il motivo più importante è sicuramente quello legislativo/fiscale. Mi spiego meglio. L’allestimento e la preparazione di questo evento è affidata ad un’associazione sportiva, MILANIMAL A.S.D., la quale deve necessariamente obbedire alla legislazione vigente.
    Tra i vari compiti da assolvere, c’è anche quello, per il Presidente, di giustificare spese e ricavi. Nel caso del MILANO CHALLENGE, ad esempio, allegando le fatture relative all’affitto del Palaiseo, sede del torneo, dell’affitto delle transenne, dell’acquisto delle bilance, etc etc..
    Detto questo, è facile giustificare l’utilizzo di PayPal.
    Ad ogni utente/lottatore iscritto al campionato, i servizi di PayPal permettono di restituire allo stesso una ricevuta fiscale e di rendere trasparente e ufficiale, ad ogni iscrizione, l’arrivo sul conto bancario di MILANIMAL A.S.D. di una cifra pari a € 28,65. Ovvero € 30 al netto delle commissioni di servizio.
    L’unica alternativa sarebbe stata quella di compilare manualmente una pila interminabile di ricevute fiscali il giorno stesso della gara.
    Spero di aver chiarito nel migliore dei modi i motivi che mi hanno spinto a scegliere questa soluzione.
    Vi aspetto tutti a fine mese per il MILANO CHALLENGE.
    A presto.
    Andrea Baggio